Esodati: solo 11mila già in pensione. Risorse scarse per tutti gli altri

Secondo l'ultimo rapporto annuale dell' Inps, meno del 10% dei lavoratori tutelati riceve il vitalizio. Le incognite per chi aspetta ancora la salvaguardia

Una protesta dei lavoratori esodati (Alessandro Di Meo/Ansa)

Andrea Telara

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Pochissimi già in pensione e molti ancora in attesa. Si può riassumere così la situazione in cui si trovano oggi gli esodati di tutta Italia. Si tratta di quei lavoratori che, negli anni scorsi, hanno firmato con la propria azienda un accordo per mettersi in mobilità e che, successivamente, sono rimasti senza un impiego e senza il diritto ad avere la pensione, a causa dell'ultima riforma previdenziale voluta dall'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero (che ha innalzato di colpo l'età del pensionamento).

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

Come sa bene chi ha seguito tutta la vicenda, il numero totale degli esodati italiani è stimato nell'ordine di oltre 300-350mila unità, di cui circa 130mila (suddivisi in 3 diverse tranche) sono stati già tutelati dal governo Monti. La salvaguardia, però, consiste in una certificazione dell'Inps in cui viene riconosciuto al lavoratore esodato il diritto ad andare in pensione con le vecchie regole, precedenti la riforma Fornero. A ben guardare, le persone che effettivamente percepiscono già l'assegno previdenziale sono in totale 11.384, secondo i dati aggiornati al 10 giugno 2013 e contenuti nell'ultimo Rapporto Annuale dell'Inps . Si tratta dunque di poco più di un decimo della platea complessiva dei lavoratori tutelati.

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

In teoria, tutti gli altri salvaguardati dal governo Monti dovrebbero presto passare automaticamente dall'assegno di mobilità a quello previdenziale, non appena matureranno i requisiti per il pensionamento. Nella pratica, però, ci sono molti lavoratori che hanno dei periodi scoperti, nei quali non hanno diritto a percepire alcunché, né il sussidio, né la pensione. Si tratta soprattutto di coloro che hanno firmato degli accordi per mettersi in mobilità prima del 2010 e che, per un meccanismo complesso e arzigogolato, subiscono gli effetti di tutte le riforme pensionistiche approvate nel nostro paese negli anni scorsi: non soltanto quella della Fornero di fine 2011 ma anche quelle varate nel 2010 dal suo predecessore Maurizio Sacconi, che ha introdotto il sistema delle finestre mobili (in base al quale un lavoratore che matura il diritto al pensionamento deve rimanere in servizio ancora per12 mesi).

GLI ESODATI E IL GOVERNO LETTA

E così, a causa di questo mix concomitante di fattori, ci sono tuttora molti esodati che hanno visto esaurirsi il diritto a percepire l'assegno di mobilità (ad esempio nel corso di quest'anno) prima di poter diventare pensionati a tutti gli effetti (per esempio dal 1° gennaio 2014). Per rimediare a questa situazione, verranno stanziate nei prossimi mesi apposite risorse che saranno attinte dal Fondo sociale per l'occupazione del Ministero del Welfare . Non si tratta di molti soldi, circa 36 milioni di euro in tutto, che serviranno per prolungare il periodo coperto dagli assegni di mobilità e garantire così uno scivolo verso la pensione (sperando che le risorse siano sufficienti). C'è però un rischio da non sottovalutare: l'ipotesi di una crisi di governo nei prossimi mesi, che potrebbe mandare all'aria tutte le procedure.

I PRIMI LAVORATORI TUTELATI

LA SECONDA TRANCHE DI SALVAGUARDATI

LA TERZA TRANCHE DI TUTELATI

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