Disoccupazione: cosa fa la Bei e cosa potrà fare per i senza lavoro

La Banca Europea degli Investimenti aumenterà le risorse finanziarie per lo sviluppo. Ecco come

Il presidente della Bei, Werner Hoyer (credits:Giacomo Quilici / Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Werner Hoyer, esponente del partito liberale tedesco e attuale presidente della Banca Europea degli investimenti (Bei) , lo ha detto chiaro e tondo: “il nostro istituto non è un guaritore miracoloso e non può risolvere da solo il problema della disoccupazione nell'Eurozona”. Sono parole improntate a un sano realismo, per smorzare l'entusiasmo (forse un po' eccessivo) che oggi si respira in tutto il Vecchio Continente, dopo il vertice Ue sul lavoro, tenutosi ieri a Berlino.

L'IMPEGNO DELL'EUROPA PER IL LAVORO

Nel summit organizzato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel , i leader europei hanno posto grande enfasi sul nuovo piano contro la disoccupazione, che è stato messo in cantiere per il prossimo biennio e che assegna un ruolo centrale proprio alle Bei e alla sua potenza di fuoco finanziaria, capace di stimolare lo sviluppo economico. La cifra che si legge in questi giorni sui giornali è di 60 miliardi di euro. A tanto ammonterebbero le risorse che la Banca guidata da Hoyer metterebbe subito a disposizione delle politiche europee per la crescita.

L'IMPEGNO DELLA BEI

In realtà, questi numeri vanno un po' ridimensionati o, per meglio dire, vanno letti con maggiore attenzione. Occorre innanzitutto ricordare, infatti, che già oggi la Bei ha un ruolo significativo nel sostegno all'economia del Vecchio Continente, poiché finanzia le imprese e gli enti pubblici, la costruzione di infrastrutture e la ricerca. Nel 2012, per esempio, sono stati approvati decine e decine di progetti per un valore complessivo di 62 miliardi di euro di cui 53 miliardi (cioè quasi il 90%) si sono concentrati all'interno dei paesi Ue. Nei prossimi anni, la banca intensificherà il proprio impegno finanziario in Europa, portandolo appunto attorno a 60 miliardi. Il che significa una dotazione aggiuntiva di risorse di circa 6 miliardi ogni 12 mesi, per un totale di 18 miliardi entro il 2015, disponibili già a partire dal prossimo mese di agosto.

I PROGETTI FINANZIATI

Si tratta di cifre senza dubbio ragguardevoli ma che, se spalmate su tutti i paesi che oggi hanno bisogno di abbattere la disoccupazione, non possono certo fare miracoli, come ha sottolineato appunto anche Hoyer. Non va dimenticato, poi, che la Bei resta pur sempre una banca (benché sia di proprietà degli stati dell'Ue) e non finanzia direttamente i programmi per il lavoro, come fosse un ente pubblico. Piuttosto, questa istituzione finanziaria eroga risorse a tutti quei progetti imprenditoriali, infrastrutturali o nel campo della ricerca scientifica che (oltre a garantire un ritorno economico) possono avere un impatto particolarmente positivo sull'occupazione e sul miglioramento delle condizioni di vita e ambientali in tutto il Vecchio Continente. Uno degli ultimi impegni in Italia, per esempio, è stato un finanziamento da 70 milioni di euro al gruppo energetico Ascopiave, per lo sviluppo della rete di distribuzione del gas tra il Veneto e la Lombardia. Sempre nel nostro paese, c'è stato il sostegno a Italcementi per l'accrescimento dell'efficienza energetica negli stabilimenti di Rezzato (Bs). Senza dimenticare, poi, le diverse collaborazioni della Bei con le banche di tutta la Penisola che erogano prestiti alle piccole e medie aziende. Si tratta di molti progetti più o meno grandi che, se messi tutti assieme, possono creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.

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