Professione disoccupato e scoraggiato

Chi sono gli italiani che non cercano un lavoro perché pensano di non riuscire a trovarlo

Una manifestazione contro la disoccupazione a Napoli – Credits: ANSA/CIRO FUSCO

Andrea Telara

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Molti giovani e molte donne. Si compone così l’esercito degli scoraggiati italiani, cioè le persone disoccupate che non cercano più un lavoro, perché pensano di non riuscire a trovarlo. E’ una folta schiera di almeno 1,3 milioni di nostri connazionali (secondo i dati dell’Istat) a cui si aggiunge un altro milione e mezzo di inattivi, cioè persone che sono disponibili a lavorare ma che, per svariati motivi, in questo momento non si stanno muovendo per cercare un impiego.

DISOCCUPATI E SCORAGGIATI

Sono dati preoccupanti, che rivelano una realtà già ben conosciuta: nel nostro paese, il tasso di disoccupazione reale è ben più alto del 12% circa, che emerge dai dati ufficiali calcolati sugli iscritti alle liste di collocamento. Una conferma, oltre che dai dati Istat, arriva da importanti istituti di ricerca come l’Isfol, controllato dal Ministero del Lavoro, e l’Ires, che fa capo alla Cgil. Quest’ultimo, per esempio, nei mesi scorsi ha calcolato che quasi due terzi degli scoraggiati italiani (per un totale di quasi un milione di persone) sono donne, mentre soltanto un terzo è rappresentato da uomini.

La situazione è particolarmente preoccupante tra i giovani, dove il tasso di scoraggiamento raggiunge percentuali record. Secondo le rilevazioni effettuate negli anni scorsi dall’Isfol nella fascia di popolazione tra i 18 e i 29 anni, ben il 63-65% di persone inattive dichiara di non cercare lavoro perché ritiene non vi siano occasioni sul mercato, mentre meno del 35% resta a casa per altre ragioni (studio, formazione professionale o ragioni personali e familiari).

Le cose vanno male, però, anche tra i "non scoraggiati" che vanno a caccia di un impiego. Secondo un’altra indagine dell’Isfol pubblicata poche settimane fa ma realizzata nel 2011, soltanto l’8% delle persone in cerca di un lavoro aveva ricevuto una offerta di impiego negli ultimi 30 giorni, mentre al restante 92% non era arrivata nessuna proposta. Nel 2008, prima della crisi economica, questa percentuale era sensibilmente più bassa, cioè all’85%.

Di fronte a questi dati, dunque, è difficile credere che, tra i disoccupati italiani, vi siano molti choosy (secondo la definizione del ministro Fornero), cioè persone un po’ “schizzinose” che rifiutano una proposta di lavoro perché non la ritengono adeguata al loro profilo. Anche perché, sempre secondo l’Isfol, tra i pochi italiani che avevano ricevuto un' offerta di lavoro nel 2011, oltre il 44% si dichiarava pronto ad accettarla, mentre il 43% era intenzionato e rifiutarla e un restante 11% era ancora indeciso.

Guardando ai numeri, insomma, emerge che i disoccupati schizzinosi non sono poi tantissimi anche se, va riconosciuto, la percentuale di offerte rifiutate dai giovani è superiore alla media totale e oltrepassa il 51% (contro il 38% di quelle accettate). Infine, dai dati dell’Isfol emerge una realtà altrettanto preoccupante per quel che riguarda i canali con cui si accede al lavoro in Italia. Soltanto il 3,9% delle assunzioni, infatti, avviene tramite gli uffici di collocamento pubblici mentre la stragrande maggioranza passa, come al solito, da un canali tipicamente italiani come le raccomandazioni di amici e parenti (32%), le autocandidature spontanee (17%) o gli annunci sul giornale (3,8%). Finché il modo di trovare un impiego sarà prevalentemente questo, è probabile che i disoccupati scoraggiati rimarranno ancora moltissimi.

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