Dipendenti pubblici: cosa cambia per lavoro e pensioni

Con la riforma della pubblica amministrazione approvata alla Camera via alla staffetta generazionale e a nuovi requisiti per l'uscita dal lavoro

madia

Il ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione Marianna Madia – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Andrea Telara

-

È legge. La riforma della pubblica amministrazione approvata ieri al Parlamento con 303 voti a favore, 163 contrari e 9 astenuti è cosa fatta. Tra le tante norme contenute, molte  quelle che cambiano la vita lavorativa ma soprattutto quella pensionistica dei dipendenti pubblici. La linea guida principale sembra essere quella dello "svecchiamento" della pa e di una maggiore dinamicizzazione del lavoro. Niente da fare per i 4 mila insegnanti della ormai nota "quota 96" per i quali non si sono trovati i fondi necessari a coprire il loro pensionamento, ecco cosa si prevede per le altre categorie di dipendenti:

- Assunzioni: Le amministrazioni pubbliche possono assumere per importi pari al 20% delle spese sostenute per quanti lasciano il posto di lavoro nel 2014, per importi pari al 50% nel 2015 e al 100% nel 2018.

Leggi anche: come nascono (forse) 15 mila nuovi posti di lavoro

- Pensioni: potranno essere mandati in pensione a 62 anni e con il massimo dei contributi raggiunti non più solo i dipendenti ma anche i dirigenti che, raggiunta l'anzianità contributiva potranno essere anche pensionati d'ufficio.

Leggi anche: cosa cambia per gli statali

- Abolito il trattenimento in servizio: viene cancellata la norma che consente a chi supera l'età del pensionamento di continuare a lavorare. La norma entra in vigore il 31 agosto per gli insegnanti e il 31 ottobre del 2014 per tutte le altre categorie fatta eccesione per i militari e i magistrati per i quali entrerà in vigore il 31 dicembre 2015.

- Incarichi a tempo nei Comuni: i dirigenti degli enti locali potranno coprire non più solo il 10% ma il 30% dell'organico ma le maglie si allentano per gli enti locali che si dimostreranno più virtuosi.

- Mobilità e nuove mansioni: un dipendente pubblico potrà essere trasferito in altro ufficio entro i 50 chilometri da quello in cui lavora, fatta eccezione per i genitori di bambini fino a 3 anni di età e per chi è tutelato dalla legge 104 (assistenza a parenti malati). In caso di posti vacanti potranno essere assegnate nuove mansioni a un dipendente già assunto con la possibilità di "demansionare" solo fino a un livello inferiore a quello ricoperto.

- Authority: il personale che lavora nelle Authority per il 70% dovrà confluire nel quartier generale in modo da ottimizzare i costi degli immobili. Inoltre i dirigenti di Bankitalia, Ivass e Consob una volta terminato l'incarico non potranno più collaborare con soggetti che operano nello stesso ambito di competenza.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Pensioni, cosa cambia per gli statali

Con il decreto Pa, nuove regole per magistrati, dipendenti pubblici ed esodati della scuola

Esodati della scuola, perché ora possono andare in pensione

Sbloccato il provvedimento che consente al personale dell'istruzione di mettersi a riposo con la quota 96, tra età anagrafica e anni di carriera. Intanto l'Inps comunica i dati sugli assegni: il 43% sono sotto i mille euro

Pensionati, vietato lavorare per lo Stato

La riforma della Pa impedisce a chi è già a riposo di prestare consulenze retribuite agli enti pubblici. Ma il divieto esiste già, almeno in parte

Commenti