Lavoro

Decreto Dignità, il perché dello scontro tra governo e Tito Boeri

Accuse reciproche tra i ministri di Lega e 5 Stelle e il presidente dell’Inps. Alla base di tutto, le stime sugli effetti dei provvedimenti sul lavoro

Inps: Boeri,costo 'quota 100' va da 8 a 20 mld annui

Andrea Telara

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Prima i leghisti, poi i grillini. Ora anche il Movimento 5 Stelle chiede a Tito Boeri, presidende dell'Inps di farsi da parte. "Le valutazioni che ha fatto sono politiche e dovrebbe dimettersi", ha detto Francesco D’Uva, capogruppo dell'M5S alla Camera, dopo l'audizione tenuta da Boeri a Montecitorio, nella giornata di giovedì 19 luglio. Il deputato dei 5 Stelle si è mosso sulla stessa linea del leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha avanzato una richiesta di dimissioni di Boeri via Twitter già dal 16 luglio scorso. 

Ma che cosa è accaduto di preciso? Tutto è legato al tanto discusso Decreto Dignità, il provvedimento presentato agli inizi di luglio dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Si tratta di un pacchetto di misure con cui il governo Conte, con l’intento dichiarato di combattere la precarietà, ha introdotto nuovi vincoli sulle assunzioni a tempo determinato. Tra le misure approvate dall’esecutivo, c’è per esempio un abbassamento da 36 a 24 mesi della durata massima dei contratti di lavoro a termine. 

Meno posti di lavoro 

Come tutte le disposizioni di legge che hanno a che fare con l’economia, il Decreto Dignità è accompagnato da una relazione tecnica che, in questo caso, contiene delle stime sugli effetti che le nuove misure potrebbero avere nel mondo del lavoro e sull’occupazione. Ebbene, con grande sorpresa degli organi di stampa, si è scoperto che ha avanzato una richiesta di dimissioni di Boeri la relazione tecnica del Decreto Dignità contiene la previsione di un perdita di posti di lavoro (per circa 8mila unità all’anno) causata dalle nuove norme. Colpa appunto dei nuovi vincoli sui contratti a termine, che rendono più difficile per le aziende assumere un dipendente a tempo determinato. 

Tali stime hanno provocato una dura reazione da parte del ministro Di Maio che ha parlato di un complotto delle lobby per sabotare il Decreto Dignità. Anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha parlato di “previsioni discutibili”. Inizialmente, sembrava che le accuse di Di Maio e Tria fossero indirizzate verso i tecnici del loro stesso governo e verso la Ragioneria Generale dello Stato, un ente pubblico che ha il compito di dare il via libera (con la cosiddetta bollinatura) alle leggi che possono comportare maggiori oneri per le casse dello Stato. 

Negazionismo economico 

Poi, però, è emerso che le stime sulla potenziale perdita di posti di lavoro hanno un’altra paternità. Sono state elaborate dall’Inps guidato da Tito Boeri, economista bocconiano insignito dell’attuale carica nel 2014 dal governo Renzi. Boeri ha subito difeso l’operato dei suoi tecnici, accusando l'esecutivo di fare “negazionismo economico” e ha difeso l’attendibilità delle previsioni, visto che anche la Ragioneria Generale dello Stato le ha avallate, senza contestarle. 

E così, tra una dichiarazione e l’altra, si è arrivati alle polemiche di questi giorni in cui è intervenuto Salvini. Il leader della Lega vorrebbe dare il benservito a Boeri visto che, pur dirigendo un ente statale importantissimo come l’Inps, è in disaccordo col governo su quasi tutto: sulla possibilità di cambiare la legge Fornero, sull’opportunità di avere più o meno immigrati e ora pure sugli effetti del Decreto Dignità. Boeri ha invece replicato che se ne andrà solo se a chiederglielo sarà il premier Conte in persona e non uno dei suoi ministri. Come dire: io dipendo da Palazzo Chigi, non da Salvini, né da Di Maio e neppure da Tria. 

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