Lavoro

Contratti di lavoro, ecco come potrebbero cambiare

Il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, spinge per legare i salari alla produttività e sfida i sindacati, accusandoli di essere conservatori

Andrea Telara

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“Così non si può andare avanti, metterò i sindacati con le spalle al muro”. Parola di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che ieri ha usato toni di fuoco contro Cgil, Cisl e Uil, colpevoli a suo dire di pensare solo ai pensionati e ai lavoratori più protetti. Secondo Squinzi, infatti, le organizzazioni sindacali sono immobili su due fronti: quello delle regole sulla rappresentanza nelle aziende, dove si attende da tempo una riforma che procede a singhiozzo, e quello dei contratti di lavoro, che hanno bisogno di essere modernizzati, legando maggiormente i salari alla produttività dei dipendenti.


Squinzi: "Il Governo ha preso di mira Confindustria e sindacati"


Riguardo alla rappresentanza, va ricordato infatti che il premier Renzi minaccia da tempo di approvare una nuova legge, per stabilire quali organizzazioni sono legittimate a firmare un accordo collettivo di lavoro con efficacia erga omnes, cioè valido per tutti i dipendenti di un determinato settore. Se il governo intervenisse su questa materia, di fatto scavalcherebbe le parti sociali (cioè Confindustria e i sindacati) che nel 2013 raggiunsero un faticoso accordo proprio sulle regole della rappresentanza. Nello specifico, le parti sociali hanno convenuto di riconoscere come validi erga omnes i contratti collettivi firmati da una coalizione di sindacati che possiede un indice di rappresentatività di almeno il 50% (calcolato in base alle media tra gli iscritti a una sigla sindacale e i voti raccolti nelle elezioni delle Rsu). Questa intesa, basata su un complesso meccanismo concordato due anni fa dalle parti sociali, per Squinzi non è però ancora entrata regime, per la mancata applicazione di decreti attuativi e per l'inerzia delle sigle sindacali. Ora, secondo il presidente di Confindustria, ci vuole svolta. Altrimenti, a cambiare le cose ci penserà il governo, mettendo il becco in un territorio tradizionalmente presidiato dalle parti sociali.


Il Jobs Act


Ma non sono soltanto i temi della rappresentanza a scaldare gli animi di Squinzi. Il leader degli industriali vorrebbe infatti dare una rispolverata anche ai contratti di secondo livello, cioè quelli stipulati nelle singole aziende per rendere più flessibili i salari, i turni o le ferie, legandoli maggiormente alla produttività e alle esigenze di ogni impresa. Ferma restando la validità del contratto nazionale, che serve per stabilire delle regole di base, Squinzi vorrebbe infatti  potenziare ulteriormente il ruolo dei contratti aziendali. Inoltre, per Confindustria dovrebbero essere messi in discussione anche gli indici che oggi legano automaticamente l'andamento dei salari al costo della vita. Visto che l'inflazione preventivata negli anni scorsi è stata più alta di quella reale, ha fatto notare qualche settimana fa Squinzi durante un pubblico intervento, ultimamente ci sono stati infatti degli aumenti retributivi contrattuali maggiori “rispetto a quanto dovuto”. Dunque, per Confindustria bisogna superare questo meccanismo, rafforzando appunto la contrattazione di secondo livello e la flessibilità dei salari. Cosa risponderanno i sindacati di fronte a queste sollecitazioni? Mentre Cisl e Uil si sono dette pronte a raccogliere la sfida, la Cgil ha definito “poco equilibrate” le parole del presidente di Confindustria. Trovare un accordo con il sindacato di Susanna Camusso non sarà una passeggiata.


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