Lavoro

Amazon e il lavoro, tutti i problemi dell’azienda

Nuovo sciopero dei dipendenti della multinazionale americana, che lamentano turni pesanti e mancanza di contrattazione aziendale

Sciopero-Amazon

Andrea Telara

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Un nuovo sciopero di 2 ore, dopo quello indetto per l'intera giornata del 24 novembre. A procamarlo sono stati i dipendenti italiani di Amazon che hanno incrociato le braccia mercoledì 20 novembre 2017. L'ultima agitazione è dovuta al rifiuto da parte dell'azienda statunitense di presentarsi a un incontro con i sindacati in Prefettura. Inoltre, secondo quanto riferisce la Cgil, Amazon si è anche rifiutata di far svolgere dentro lo stabilimento di Castel San Giovanni (Piacenza) un'assemblea dei lavoratori programmata da tempo (poi tenutasi dopo un intervento delle forze dell'ordine). Continuano dunque e tensioni tra la multinazionale americana del commercio elettronico e le organizzazioni sindacali, come già raccontato da Panorama.it nelle scorse settimane. 

Ecco di seguito l'articolo pubblicato il 24 novembre 2017, in occasione del primo sciopero dei dipendenti di Amazon in Italia.

Il signor Germano ha 40 anni e da 5 lavora a Castel San Giovanni (Piacenza), nel  centro di distribuzione di Amazon, colosso mondiale del commercio elettronico che porta in casa delle famiglie un po’ di tutto, dai libri ai dischi fino alla spesa del supermarket. 

Ma venerdì 24 novembre, nel  giorno del Black Friday in cui inizia la stagione dello shopping pre-natalizio, Germano ha incrociato le braccia assieme a molti suoi colleghi e ha aderito al primo sciopero dei dipendenti italiani di Amazon. “Da tempo chiediamo migliori e diverse condizioni di lavoro”, dice Germano, intervistato da Panorama.it mentre si trovava ai picchetti dei lavoratori di fronte allo stabilimento dell’azienda, “vogliamo discutere con la società di retribuzioni, ma anche dei ritmi troppo pressanti, soprattutto per chi svolge determinate mansioni”. 

I mezzi maratoneti

In azienda li hanno soprannominati i mezzi maratoneti. Sono alcuni lavoratori addetti allo stabilimento di Castel San Giovanni (Piacenza) che, per garantire la piena ed efficiente operatività della struttura, per smistare e far partire le merci, percorrono in media 17-20 chilometri al giorno all’interno della fabbrica. “E’ vero che tanti di loro sono giovani”, continua Germano, “ma non per questo è giusto sottoporli  a uno stress fisico che richiederebbe giorni interi di riposo anche a un atleta professionista”. 

Nell’azienda più efficiente al mondo, nata e cresciuta nell’era di internet, che in alcune grandi città porta le buste della spesa a domicilio in tempi da record, per i sindacati c’è insomma qualcosa che non va nel modo in cui viene trattato il personale. Se i consumatori che fanno acquisti online con il colosso fondato da Jeff Bezos sono ultra-contenti, insomma, i lavoratori non lo sono, almeno a sentire i sindacati. 

Sciopero anche all'estero

“Vorrei sottolineare che il 24 novembre non hanno scioperato soltanto i dipendenti italiani di Amazon ma anche quelli di Francia e Germania”, dice Massimo Mensi, funzionario della Filcams-Cgil e delegato al settore del terziario avanzato, che ricorda l’esistenza di una vera e propria alleanza internazionale che va dagli Stati Uniti all’Europa tra tutti i lavoratori dipendenti del colosso d’oltreoceano. 

L’Italia non è dunque un caso isolato. Anche all’estero ci sono state diverse frizioni. Il caso che ha fatto più discutere è quello verificatosi 2013, quando un’inchiesta giornalistica documentò l’utilizzo da parte della filiale tedesca di Amazon di una società di vigilanza esterna, la Hess, che  usava metodi a dir poco discutibili per sorvegliare sui dipendenti per pervenire i furti. 

Dopo le polemiche, il contratto con la Hess fu stracciato ma le organizzazioni sindacali hanno continuato a tenere nel mirino la società di Bezos fino allo sciopero del 24 novembre. “Quello che chiediamo è l’avvio di una piattaforma per un contratto aziendale che tenga conto delle condizioni di lavoro degli stabilimenti di Amazon”, dice Mensi, sottolineando che in alcuni gruppi di dipendenti c'è una notevole incidenza di patologie dell’apparato muscolare o scheletrico. 

Nessun segreto in fabbrica 

Contattata da Panorama.it, Amazon ha inviato una dichiarazione ufficiale dell’azienda in cui ha ribadito quanto già affermato in diverse comunicazioni: “In questi anni ci siamo impegnati a costruire un dialogo continuo e una positiva cooperazione con tutti i dipendenti e a creare un ambiente attento e inclusivo nei nostri luoghi di lavoro. "I salari dei dipendenti di Amazon", continua il comunicato, "sono i più alti del settore della logistica, e includono benefit come gli sconti per gli acquisti nel nostro sito, l’assicurazione sanitaria privata e l’assistenza medica privata”.

Il modo migliore di rendersi conto delle condizioni di lavoro nell’azienda, secondo i vertici della multinazionale americana, è visitare direttamente il centro di distribuzione di Castel San Giovanni. “Abbiamo ospitato senza problemi le troupe e gli inviati delle principali testate nazionali”, fanno sapere dalla società. Nessun segreto, insomma, su come lavorano i dipendenti dell'impero commerciale di Bezos. 

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