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Lavoro

Al posto dei voucher: cosa fare

Senza i buoni-lavoro sono più difficili da remunerare le prestazioni occasionali. Con il lavoro a chiamata o altri contratti si può tentare di rimediare

Ora che i voucher stanno per essere aboliti, come pagheremo le prestazioni di lavoro occasionale? Se lo chiedono molti imprenditori dato che, con la cancellazione dei buoni-lavoro decisa dal governo Gentiloni la scorsa settimana, non è stata emanata una nuova disciplina per il tipo di mansioni per cui i voucher venivano utlizzati: le prestazioni saltuarie come per esempio i piccoli lavoretti di un giardiniere o quelli di un cameriere che di tanto in tanto va a servire in un bar. Come possono essere inquadrati adesso questi lavoratori?

LE ALTERNATIVE

Le alternative ci sono già anche se sono meno flessibili e più costose dei voucher. La prima è rappresentata dal contratto di lavoro intermittente (detto anche a chiamata o job on call, per usare l'espresione inglese). Si tratta di un contratto di lavoro di cui un dipendente viene convocato in servizio solo in caso di necessità e viene dunque pagato soltanto per le ore che svolge. Questo tipo di inquadramento puo' prevedere anche una paga-base (non inferiore al 20% dello stipendio-pieno) corrisposta indipendentementre dalle ore svolte, se il lavoratore a chiamata dà la sua disponibilità a entrare in servizio non appena viene convocato dall'azienda. Non va dimenticato, però, che attualmente i contratti di lavoro intermittente sono soggetti a rigidi vincoli poiché non possono essere usati per più di 400 giornate lavorative nell'arco di 3 anni e sono riservati a due categorie anagrafiche: i giovani con meno di 24 anni e i disoccupati con più di 55 anni. Può darsi che il governo, per colmare la lacuna provocata dall'abolizione dei voucher, decida di rendere un po' più larghe le maglie di questi contratti.

Intanto, oltre a valutare il job on call, resta in ballo la possibilità di utilizzare i contratti di lavoro a tempo determinato, stagionali o su somministrazione. In quest'ultimo caso, ad assumere il dipendente è un'agenzia di lavoro, che lo colloca poi presso l'azienda cliente.  Ovviamente, tutte queste soluzioni sono flessibili ma comunque più rigide dei voucher, visto che richiedono comunque un contratto scritto, una data di inizio e un termine prestabilito. Inoltre, sono più costose in termini di contributi: con i buoni lavoro, la quota da versare all'Inps e all'Inail è pari infatti al 25% della somma pagata mentre con un qualsiasi contratto da dipendente, tenendo conto anche del Tfr (cioè la quota della liquidazione), si supera il 40%.

LE NOVITA' 2017

In attesa di vedere come i voucher  verranno rimpiazzati, resta il fatto che dal 2018 spariranno. I buoni-lavoro già acquistati prima del 17 marzo, però, potranno ancora essere utilizzati fino al 31 dicembre prossimo. Le aziende e i datori di lavoro che intendono usarli, dunque, devono fare ciò che hanno fatto sinora, cioè darne comunicazione al sistema telematico dell’Inps, prima che la prestazione occasionale cominci.


COSA SONO STATI

A chi non ha seguito le vicende degli ultimi mesi e non sa ancora cosa sono i voucher, va  ricordato che si tratta di buoni cartacei (o telematici nella loro versione “smaterializzata”) del valore unitario di 10 euro l'uno, in vendita fino a qualche settimana fa nelle tabaccherie, negli uffici postali, in banca ma anche attraverso gli sportelli online dell'Inps. Se un datore di lavoro (in qualsiasi settore operi) necessita di una prestazione saltuaria, per esempio di un giovane cameriere che vada a servire al ristorante di tanto in tanto, può pagarlo almeno 10 euro lordi l'ora utilizzando appunto questi strumenti (purché si tratti di buoni già emessi prima della loro cancellazione). In base alle ore lavorate, il dipendente riceve i voucher a fine giornata, per poi incassarli attraverso gli stessi canali in cui sono venduti, cioè in banca, negli uffici postali o dai tabaccai. Esistono anche dei buoni multipli del valore unitario di 20 o 50 euro, per chi ha intenzione di remunerare un po' di più le prestazioni di cui ha bisogno.

Dei 10 euro lordi di ciascun voucher, 7,5 euro finiscono in tasca al lavoratore, 50 centesimi (cioè il 5%) vanno all'Inail per l'assicurazione contro gli infortuni, una somma di 1,3 euro (il 13%) è destinata ai contributi pensionistici mentre altri 50 centesimi vengono incassati dall'Inps come commissione per gestire tutte le pratiche. I buoni-lavoro, dunque, avevano in origine lo scopo di dare una copertura contributiva e contro gli infortuni a chi di solito lavora a spizzichi e bocconi e sono nati per fare emergere impieghi che di solito sono invece remunerati in nero, soprattutto quando vengono svolti dai giovani. Per legge, non è possibile ricevere complessivamente con i voucher oltre 7mila euro di compensi e non più di 2mila euro circa da un solo datore di lavoro.

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