Economia

La Russia nel Wto vale tre punti di pil. O il disastro economico

Tanto può rendere l'ingresso del Paese nell'organizzazione mondiale del commercio. Ma solo se accompagnato da riforme strutturali. Altrimenti rischia di tradursi in un collasso finanziario

"Il Wto rappresenta la morte della Russia". Così recita il cartello del manifestante russo (Credits: AP Photo/Misha Japaridze)

È stato necessario attendere diciotto anni per la rimozione del veto politico georgiano all'ingresso della Russia nel Wto (World Trade Organization), l'Organizzazone Mondiale del Commercio. E soltanto oggi, dopo una lunghissima trattativa mediata dalla Svizzera, il paese diventa ufficialmente il 156esimo membro del Wto. In realtà il protocollo per l'adesione di Mosca all'Accordo di Marrakesh, il documento con cui è stata fondata l'Organizzazione, è stato siglato a Ginevra nel dicembre del 2011. Ma soltanto a fine luglio il neo presidente Vladimir Putin ha firmato la legge federale che lo approva, permettendogli quindi di entrare in vigore il mese successivo.

E così da oggi anche la Russia fa parte del Wto, e nonostante sia passato quasi un anno dalla firma del protocollo di adesione, le polemiche su chi ci abbia davvero guadagnato non si sono ancora placate. Secondo il ministero dello Sviluppo economico russo in poco tempo si registrerà un significativo abbassamento dei prezzi dei beni che circolano nel paese, importati e non. Per gli esperti della Banca Mondiale, solo nei primi tre anni i benefici sul Prodotto interno lordo potrebbero superare i tre punti percentuali, con la prospettiva di aumentare ancora negli anni successivi. Voci più critiche, oltre a denunciare - a fini chiaramente propagandistici - che la sovranità e la sicurezza nazionale sono state significativamente intaccate da questa scelta così poco lungimirante, ritengono anche che l'adesione al Wto possa finire col compromettere interi settori dell'economia interna.

Ma cosa cambierà davvero per la Russia a partire da oggi? Quando Dmitry Medvedev firmò il protocollo, Putin, che già sapeva che presto lo avrebbe sostituito al Cremlino, dichiarò che, una volta eletto presidente, non avrebbe ostacolato il procedimento di adesione "pur non ritenendolo così importante per il paese". Contemporaneamente, l'agenzia di rating Fitch segnalò che l'ingresso nel Wto avrebbe ridotto per Mosca il rischio di trovarsi esposta a shock finanziari legati alle speculazioni sui prezzi delle materie prime, il settore da cui dipende l'80% dei ricavi dello Stato, ma anche che per il paese sarebbero potuti sorgere nuovi problemi nel caso in cui la facilitazione dell'accesso ai mercati mondiali non avesse portato Mosca a diversificare e a rendere più competitiva l'industria nazionale.

Soprattutto perché in qualità di membro del Wto il paese potrà finalmente iniziare a importare un maggior numero di beni stranieri a un prezzo decisamente inferiore rispetto al passato. Un fatto positivo per i consumatori ma negativo per gli imprenditori che non hanno mai puntato sulla competitività. Visto che per ovvie dinamiche di concorrenza anche i beni nazionali dovranno essere distribuiti a prezzi più accessibili. Altimenti rimarranno invenduti.

Oggi, però, pare che Putin abbia cambiato idea. E abbia iniziato a considerare l'adesione come un ulteriore mezzo per attirare gli investimenti di cui il paese ha bisogno per stimolare la crescita. Per riuscirci, però, Mosca dovrà essere capace di trasformare la nuova membership in un'opportunità, combattendo corruzione e inefficienza, come ha fatto Pechino più di dieci anni fa. Altrimenti le ripercussioni sulla crescita, sulla produttività interna e sul benessere saranno talmente negative da rischiare di far precipitare una situazione economica e commerciale già piuttosto delicata.

Ma la Russia sarà effettivamente in grado in così poco tempo di evitare che le produzioni nazionali si ritrovino spiazzate dalla concorrenza approvando le riforme necessarie a evitarlo, favorendo il cambiamento? E per quale motivo la Banca Mondiale è talmente ottimista da sbilanciarsi a parlare una crescita del Pil che potrebbe superare l'11%, di un incremento del reddito per le famiglie e di ottime opportunità per gli investitori nazionali e stranieri? Probabilmente tanto entusiasmo è stato "sfruttato" per tentare di convincere Mosca ad approvare più riforme possibili in poco tempo. E oggi, dal momento che ben poco è stato fatto, è probabile che mentre i consumatori si godranno i loro vantaggi "di breve periodo", gli imprenditori inizieranno a dedicarsi all'individuazione di un piano b che possa farli rimanere a galla...

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