Edoardo Frittoli

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Prima Porsche e Toyota, quindi Volvo ed ora il gruppo FCA: i vertici delle più importanti case automobilistiche hanno annunciato l'intenzione di abbandonare i motori diesel sull'intera gamma delle auto entro pochi anni.

Ripercorriamo la storia del motore a gasolio a partire dalla sua invenzione dal genio di Rudolf Diesel ai più evoluti e performanti motori turbodiesel di ultima generazione.

La nascita: Berlino, 1892

Il primo motore termico a ciclo diesel vide la luce nel 1892, brevettato dall'ingegnere meccanico tedesco (ma nato a Parigi) Rudolf Diesel. La volontà del suo inventore era di aumentare l'efficienza dei motori a vapore e dei primi propulsori a benzina sia in termini di rendimento che di sicurezza.

Il motore a gasolio aveva il vantaggio di non avere bisogno di una scintilla per generare l'esplosione della miscela aria-benzina, ma solamente di aria compressa che per l'alta pressione generava lo scoppio interno azionando gli organi del propulsore.

Il diesel inoltre consumava meno dei contemporanei motori a "ciclo Otto" ed appariva più duraturo ed affidabile. Il gasolio inoltre necessitava di minori processi di raffinazione rispetto alla benzina. Furono i limiti tecnologici degli anni a cavallo tra i due secoli ad impedirne la diffusione immediata, in quanto non era stato possibile sviluppare componenti adatti soprattutto nel sistema di alimentazione (iniettori e pompa del gasolio). Le prime applicazioni del diesel si registrarono nel settore nautico, con la prima adozione nel 1904 di un motore a gasolio sul sommergibile francese "Z".

Il diesel in terra, in mare, in cielo

Una prima applicazione sistematica del diesel si registrò dopo la Grande Guerra quando i motori furono impiegati anche sui mezzi agricoli e sui primi veicoli commerciali (in particolare in casa Mercedes-Benz sulle trattrici agricole e su una serie di autocarri della prima metà degli anni '20) quando il suo inventore era già morto in circostanze misteriorse durante un viaggio attraverso la Manica nel 1913.

Negli anni '30 fu la volta dell'applicazione in campo ferroviario con i locomotori a gasolio ancora oggi molto diffusi sulle linee nordamericane e con le prime automotrici diesel, di cui l'Italia del ventennio fascista fu pioniere con la "Littorina" costruita da Fiat Ferroviaria e Breda.

La prima applicazione su un automobile si ebbe nella Germania del Terzo Reich nell'anno delle Olimpiadi di Berlino e del lancio del Maggiolino, il 1936. Il motore a gasolio fu installato su una vettura di fascia alta, la Mercedes 260 D. Contemporaneamente i motori diesel furono impiegati in campo aeronautico dalla Jumo (divisione motori Junkers) con il suo propulsore a gasolio 205. Il motore diesel fu impiegato anche su un dirigibile concorrente degli Zeppelin, l'R101 di fabbricazione britannica.

Nel dopoguerra (e soprattutto in Europa) iniziò la fase di applicazione massiva di propulsori diesel quasi esclusivamente sui veicoli commerciali, sui mezzi d'opera e sulle macchine agricole. Fu la svedese Volvo a crederci per prima, quando già nel 1954 montò su uno degli autocarri della gamma, il "Titan", un diesel sovralimentato che permetteva di migliorare le prestazioni senza intaccare i consumi ridotti, principale vantaggio dei propulsori a gasolio.

Dagli anni '60 alla crisi del petrolio

Fino a tutti gli anni '60 i motori diesel rimasero appannaggio pressoché esclusivo dei veicoli commerciali, fatto dovuto alle basse potenze dei motori che in quanto a prestazioni ed efficienza si trovavano ancora in una posizione di svantaggio rispetto ai motori a benzina.

Il periodo aureo del diesel si aprirà nel decennio successivo, in particolare in seguito alla grave crisi petrolifera aperta nel 1973 dalla guerra del Yom Kippur. Tra le prime case costruttrici a credere nel gasolio furono la francese Peugeot (che già nel 1968 mise in listino la media a gasolio 204) e le tedesche Mercedes e Opel.

Il diesel mette il turbo

Nel decennio successivo, gli anni '80, si ebbe il balzo tecnologico che ridusse lo svantaggio del gasolio in termini di prestazioni. Furono i motori turbodiesel a permettere una sempre maggiore attenzione della clientela verso il gasolio, con l'introduzione del primo propulsore ancora una volta da parte di Peugeot con l'ammiraglia 604 già nel 1979. Nel 1983 sarà BMW a presentare la 524 Td, la prima berlina di serie con motore turbodiesel ad iniezione gestita elettronicamente. Il successo sarà sempre più grande negli anni '90 dove il gruppo Fiat si distinguerà impiegando l'innovativo sistema common-rail sul Multijet che equipaggiò l'Alfa Romeo 156 Jtd del 1997. Nel terzo millennio i motori diesel partecipano e vincono gare internazionali, come l'innovativa Audi R10 TDI vittoriosa a Le Mans, così come la concorrente BMW in pista con la 320D.

Il sipario inizierà a calare rapidamente a partire dal 2015 con il primo "dieselgate", lo scandalo che colpì il colosso Volkswagen a causa dei dati falsati dalla casa durante i controlli delle emissioni dei motori turbodiesel negli Usa, problema che si estenderà a breve ad altre case costruttrici. L'attenzione sempre più grande ai problemi ambientali e alle emissioni, parallelamente allo sviluppo del motore ibrido hanno contribuito ad accelerare il tramonto del motore nato nel 1892 in un'officina di Berlino.

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