Le reazioni della Borsa a Gaza e all'Ucraina

Gli analisti si dividono su quali delle due crisi stiano pesando di più sui mercati

La Borsa giapponese dopo la notizia della tragedia del volo MH17 – Credits: ANSA

Nessun terremoto. I mercati finanziari non sono stati scossi dalle tensioni geopolitiche scaturite dai conflitti in Ucraina e nella striscia di Gaza. Lo shock derivante dai quasi 300 morti del volo MH17 e dall’entrata delle truppe di terra israeliane a Gaza è stato superato con facilità dagli operatori finanziari. Quasi assente lo stress sui mercati azionari, così come sul versante obbligazionario. Più vivaci invece le sessioni nel settore delle commodity, dove il prezzo del petrolio è salito oltre i 108 dollari per barile.

La piazza finanziaria che ha patito maggiormente è stata quella di Tokyo. Nella seduta successiva al disastro aereo del volo MH17, il principale indice giapponese, il Nikkei225, ha lasciato sul terreno un punto percentuale. Allo stesso modo, il prezzo dell’oro era tornato a crescere, come ogni qualvolta che emergono nuovi attriti geopolitici. Verso il pomeriggio di oggi, invece, l’inversione di tendenza, con il metallo giallo tornato intorno quota 1.300 dollari per oncia.

L’Europa, nonostante i timori di una possibile apertura di seduta in forte contrazione, ha retto il colpo. A metà mattina le perdite sullo Stoxx 50 erano di mezzo punto percentuale. Via via che le negoziazioni proseguivano, le perdite sono state minimizzate. A fine giornata, è stato quasi come se non fosse successo nulla, né in Ucraina né in Medio Oriente. Le uniche emozioni sono arrivate dal cross euro dollaro, tornato sotto quota 1,35 per la prima volta dal febbraio di quest’anno.

Il timore maggiore era relativo a Wall Street. Quale impatto avrebbe avuto l’escalation delle crisi in Ucraina e Israele? C’era chi, come CNBC, ieri aveva ipotizzato pesanti ripercussioni per il mercato azionario americano. Così non è avvenuto. L’indice S&P 500 ha aperto in crescita dello 0,15%, mentre il Dow Jones dello 0,03 per cento. Fin nelle prime battute la sessione è apparsa tranquilla, rispetto alle previsioni, con il Nasdaq in crescita di 750 punti base dopo un’ora e mezza.

Qual è l’epicentro delle ansie degli operatori? Le banche d’investimento hanno iniziato a prezzare i diversi rischi che sono sorti a seguito del probabile abbattimento del volo MH17 e dell’inizio delle ostilità di terra nella striscia di Gaza. Secondo Bank of New York Mellon la situazione più critica potrebbe essere quella in Israele. Primo, perché potrebbe generare un effetto a catena nell’universo arabo, coinvolgendo anche i Paesi limitrofi, come Siria o Egitto. Secondo, perché potrebbero esserci rilevanti effetti negativi sulle comodità energetiche. Più si scaldano gli animi nel Medio Oriente, più c’è il rischio che il prezzo del petrolio (brent crude) aumenti, vanificando parzialmente la ripresa. Di fatto, è ciò che si è verificato nelle ultime 24 ore, con i futures sul brent tornati sopra i 100 dollari per barile, stabilizzandosi oltre quota 108.

Lo scenario descritto da Bank of New York Mellon è quello condiviso anche da BNP Paribas, che in una nota odierna ha indicato i combattimenti fra Israele e Gaza la maggiore fonte di instabilità a livello geopolitico mondiale. Anche in questo caso, è la correlazione con la presenza di materie prime energetiche la matrice delle preoccupazioni. L’avanzata di terra delle truppe israeliane è vista come temporanea, ma l’esito è incerto. Se Hamas, spiega BNP, dovesse ampliare le ostilità chiedendo aiuto ai gruppi terroristici sauditi, la situazione potrebbe essere quasi irrecuperabile, costringendo gli USA a un intervento che, per ora, non sembra essere previsto.

Per Bank of America-Merrill Lynch le maggiori pressioni potrebbero giungere, di contro, dall’intensificarsi delle schermaglie fra Russia e Ucraina. Colpa delle ulteriori sanzioni che potrebbero giungere, capaci di mettere in ginocchio Federazione Russa sotto il profilo economico e, di conseguenza, anche parte dell’economia globale. Le banche russe sono già ora sottoposte a pesanti limitazioni, così come le maggiori imprese del Paese. Date le partecipazioni estere di molte di esse - basti pensare a Rosneft e Pirelli - le ricadute potrebbero non essere solo circoscritte all’universo russo.

Come BofA-ML, anche la tedesca Berenberg ritiene che la crisi ucraina sia il fronte più pericoloso. Secondo gli economisti Holger Schmieding, Christian Schulz e Rob Wood, non si deve dimenticare la forte interconnessione fra l’economia russa e quelle europee. Un esempio sono le esportazioni di beni dalla Germania, che valgono l’1,3% del Pil tedesco. E solo in aprile, come registrato da Berenberg, l’export tedesco verso la Federazione Russa è crollato del 16,9% su base annuale, mentre quello verso l’Ucraina del 43,1 per cento. Numeri che testimoniano quanto sia significativa l’onda d’urto del conflitto tra Mosca e Kiev.

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