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Nuovo governo, perché rischia di fare una manovra straordinaria

Per l’Europa ci vuole una correzione di 3,5 miliardi al deficit strutturale. Ma Bruxelles potrebbe chiudere un occhio

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Andrea Telara

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"Con un’applicazione rigida delle regole europee, non mi stupirei se vi fosse la richiesta di una manovra correttiva dello 0,2-0,3% del Pil”. E’ quanto ha dichiarato nei giorni scorsi Carlo Cottarelli, economista, ex-commissario alla spending review e direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici.

Il nuovo governo, chiunque lo guiderà, rischia dunque trovarsi con una patata bollente in mano  E a gestirla potrebbe essere lo stesso Cottarelli, visto che da giorni si parla di un suo incarico come ministro dell’economia, in sostituzione di Pier Carlo Padoan.

Sforamento previsto 

Con la sue esternazione, però, l’ex commissario alla spending review non ha detto in realtà nulla di nuovo. Il rischio di una manovra correttiva era stato già rilevato dall’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), un organismo tecnico e indipendente che fa capo a entrambe le Camere e che ha il compito di elaborare analisi macroeconomiche e di valutare il rispetto delle regole di bilancio nazionali ed europee da parte del governo.

In una delle sue ultime analisi, l’Upb ha rilevato che nel bilancio dell’anno scorso c’è stato uno scollamento tra gli obiettivi di riduzione del deficit pubblico dichiarati dall’esecutivo nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) e quelli effettivamente realizzati.

Mini buco strutturale

Nello specifico, il valore preso a riferimento è quello del deficit strutturale, cioè la differenza tra le entrate e le uscite dello Stato, calcolate tenendo conto anche di due fattori: l’andamento dell’economia e le entrate una tantum, che hanno un effetto temporaneo sui conti pubblici. Può darsi infatti che in un determinato anno un Paese come l’Italia riesca a far scendere in valore assoluto l’ammontare del proprio deficit.

Tuttavia, se questa riduzione del disavanzo avviene esclusivamente grazie alla crescita economica (che fa aumentare i redditi e le entrate fiscali) o solo attraverso degli incassi una tantum (per esempio con una tassa straordinaria), allora significa che il deficit strutturale non è migliorato o è comunque diminuito meno del previsto.

Clemenza (forse) a Bruxelles

E’ proprio ciò che è avvenuto in Italia, dove il deficit strutturale è diminuito dello 0,1% del pil mentre sarebbe dovuto scendere dello 0,3%. C’è dunque un divario di due decimi di punto del pil, che corrispondono a 3,5 miliardi di euro da recuperare con una manovra economica correttiva.

Visto che la cifra non è enorme e visto che l’Italia non ha ancora un nuovo governo dopo il cambio di legislatura, può darsi che Bruxelles decida di chiudere un occhio e concedere a Roma un po’ di tempo in più per correggere i conti. Comunque vada a finire, però, il nostro Paese resta al momento sotto sorveglianza.

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