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Moody's: crescita zero. E i rapporti con l'Europa si complicano

Le previsioni dell'agenzia di rating rischiano di complicare la difficile situazione tra il nostro Paese e la Commissione Ue

Gli uffici di Moody's a New York – Credits: EMMANUEL DUNAND/AFP

La partita si fa sempre più dura tra Roma e Bruxelles, e la resa dei contii è fissata per lunedì 24 novembre, quando dovrebbe tenersi una riunione speciale della Commissione Ue dedicata a tutto il pacchetto leggi di bilancio-riforme-investimenti. Perché in gioco ci sono non solo i destini della Legge di stabilità dell'Italia - per cui Moody's prevede la crescita zero - ma il nuovo indirizzo generale di politica economica europea pro-crescita che il presidente del nuovo esecutivo Jean-Claude Juncker ha promesso.

È in questa partita più ampia che si situa quella di Roma, i cui numeri continuano a non convincere Bruxelles pur avendo evitato la prima bocciatura in quanto non sono state riscontrate "violazioni gravi" delle regole di bilancio. La discrepanza di vedute si è rafforzata dopo la presentazione delle previsioni economiche Ue una settimana fa. Con una recessione che perdura nel 2014 (-0,4%) e una crescita "tiepida" nel 2015 (0,6%) e che secondo le stime di Moody's resterebbe addirittura al palo (tra -0,5% e +0,5%), infatti, non ci sarebbero i miglioramenti sul fronte di deficit e debito voluti dalla Commissione.

Nonostante la prima correzione negoziata allo 0,3% rispetto allo 0,1% proposto da Roma e lo 0,5% chiesto da Bruxelles, sembra che la situazione sia tornata a essere quella della lettera del commissario Katainen al titolare di via XX settembre Padoan. Per i rigoristi capeggiati dall'ex premier finlandese ci sarebbe l'esigenza di nuovi interventi correttivi (secondo alcune indiscrezioni di stampa si parlerebbe di un ulteriore sforzo per 3,3 miliardi per arrivare allo 0,5%) in assenza dei quali potrebbe scattare una procedura contro l'Italia.

Secondo i calcoli della Commissione, infatti, l'anno prossimo il rapporto nominale deficit-pil resterebbe al 2,7% e soprattutto quello strutturale scenderebbe solo allo 0,8%, con un impatto negativo anche sul debito che salirebbe al 133,8%. Nello scenario più favorevole, invece, arriverebbero al governo solo nuove raccomandazioni con riferimenti in particolare alle riforme. A fronteggiarsi sono quindi, spiegano fonti europee all'Ansa, "due scuole di pensiero" che dovranno pero' trovare una sintesi tra due settimane. Allora ci saranno sul tavolo anche il rapporto economico annuale (Annual economic survey) e il pacchetto d'investimenti da 300 miliardi, per cui potrebbe gia' essere discussa una prima selezione dei progetti 'papabili' di finanziamenti. Le liste dei singoli paesi sono gia' attese per questo venerdi'. Diventerebbe a questo punto un problema non piu' solo italiano ma di "impostazione di un programma credibile di politica economica", e se ne potrebbe discutere anche a margine del G20 a Brisbane.(ANSA)

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