La guerra economica tra Russia e Turchia

Energia, turismo, commercio e alimentare, le conseguenze delle tensioni sui due paesi

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Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan – Credits: KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/GettyImages

Claudia Astarita

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Mosca e Ankara sono state travolte da un vortice di tensioni che rischia di creare nuovi problemi in una regione già sconvolta dalla guerra in Siria e dall'avanzata dei militanti di Isis. Tutto sembra essere partito dall'abbattimento, il 24 novembre scorso, di un jet russo per mano dell'esercito turco, che sostiene di essersi mosso per legittima difesa dopo aver cercato, invano, di convincere il velivolo ad uscire dal suo spazio aereo. Da qui sono partite accuse a raffica culminate con la denuncia gravissima di Vladimir Putin al regime di Recep Tayyip Erdogan di aver sostenuto indirettamente il Califfato acquistando il suo petrolio.

Questa escalation è pericolosissima non solo perché mette uno contro l'altro due potenziali alleati dell'Occidente nella lotta all'Isis, ma anche perché rischia di trascinare Russia e Turchia in una guerra economica dall'impatto devastante.

Le sanzioni della Russia

Putin non ha perso tempo e ha cercato ci colpire la Turchia con una lunga lista di sanzioni (tra queste, restrizioni sulle importazioni di prodotti turchi -principalmente frutta e verdura, limiti alle attività economiche condotte dalle società turche in Russia, congelamento di una serie di progetti congiunti, divieto per i datori di lavoro russi di assumere cittadini turchi a partire dal 2016, sospensione dei pacchetti turistici per la Turchia –una delle destinazioni preferite dei turisti russi, e addirittura invito alle società calcistiche russe a non tesserare giocatori turchi nel mercato di gennaio). Misure, queste che danneggiano non solo uno dei settori più redditizi per la Turchia, dove il turismo ha generato nel 2014 96 miliardi di dollari di introiti e ha dato lavoro a più di due milioni di persone, ma anche l'agricoltura, visto che Ankara esposta a Mosca il 20 per cento della sua produzione, e il commercio. Infine, non va dimenticato che, allo stato attuale, Russia e Turchia hanno molto da perdere anche dal punto di vista dei rispettivi equilibri energetici.

Il problema della forniture di gas e petrolio

Come spiega Nicolò Sartori, responsabile di ricerca del Programma Energia dell'Istituto Affari Internazionali (Iai) di Roma, "le relazioni energetiche tra Turchia e Russia sono caratterizzate da forti livelli di interdipendenza". La Turchia rappresenta oggi il secondo mercato di destinazione per il gas russo al di fuori dello spazio ex-sovietico, dopo la Germania e subito prima dell'Italia. Se fino ad ora il colosso energetico Gazprom ha esportato in Turchia il 19 per cento delle risorse che ha venduto nel Vecchio Continente, già da tempo il rapido sviluppo della Turchia (il paese ha registrato un tasso di crescita del 9 per cento sia nel 2010 che nel 2011, che si è però successivamente ridimensionato su valori che oscillano tra il 3 e il 4 per cento anche a causa dell'isolamento e delle difficoltà politiche che sta attraversando) aveva indotto gli analisti a immaginare che questa quota fosse destinata a crescere.

Il progetto Turkish Stream

Se la Turchia è un partner chiave per la Russia, la dipendenza della prima dalla seconda è, se possibile, ancora più marcata, visto che importa da Mosca il 55 per centro del petrolio e il 30 del gas di cui ha bisogno. Altro dettaglio che Sartori giustamente non dimentica è il fatto che nei momenti di maggiore tensione con l'Ucraina, quando l'Europa ha cercato (invano) di indurre Putin ad assumere una posizione più conciliante con le sanzioni, è stato proprio grazie alla collaborazione con Ankara che il ricco mercato energetico russo è riuscito ad assicurarsi nuovi sbocchi importanti e, soprattutto, sicuri. Non solo: il progetto Turkish Stream è stato messo sul piatto per presentare la Turchia ai russi come un promettente nuovo grande snodo energetico in grado di sostituire l'Ucraina anche per quel che riguarda i trasferimenti delle forniture verso l'Europa.

Futuro incerto per i rapporti tra Mosca e Ankara 

Se questo è vero, come è possibile che la Russia abbia scelto di non cooperare con la Turchia rischiando di perdere un altro mercato importante in un momento in cui anche l'Asia non garantisce flussi di importazioni costanti? E come mai la Turchia sembra disposta a sacrificare le proprie esigenze economiche senza avere a disposizione una reale alternativa? Difficile rispondere a queste domande, soprattutto considerando che sia Mosca sia Ankara hanno ben pochi amici pronti a sostenerle. Qualcosa è cambiato dopo gli ultimi attentati messi a segno dall'Isis a Parigi, perché l'Occidente si è reso conto di aver bisogno di tutti gli aiuti possibile per annientare la minaccia del Califfato. Ma di certo due partner che si fanno la guerra non sono utili ne' all'Europa ne' a nessun altro.

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