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Grecia, perché ci vuole un taglio del debito

Le trattative comprenderanno anche l'ipotesi dell'haircut come chiesto da Fondo Monetario e Bce. Una procedura necessaria

Andrea Telara

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“Un alleggerimento del debito greco è necessario e credo che nessuno l’abbia messo in questione”. Così si è espresso Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, che ieri ha aggiunto la sua autorevole voce al coro di chi vuole uno nuovo “sconto” a favore della Repubblica Ellenica, tuttora incapace di reggere il peso un indebitamento pubblico sopra il 180% del pil. E oggi, dopo il via libera sia al prestito ponte da 7,16 miliardi sia al piano di salvataggio da 82-86 miliardi, è risultato chiaro a tutti che nella negoziazione all'interno dell'Eurogruppo sulle modalità di rifinanziamento della Grecia comparirà anche l'ipotesi del taglio del debito, così contrastata finora dalla Germania.

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Con l'accordo raggiunto lunedì scorso, i leader dell'Eurozona hanno deciso di salvare ancora una volta la Grecia dal fallimento, ma hanno anche fissato dei paletti ben precisi. Nessun taglio del valore nominale del debito, ma soltanto una possibile ristrutturazione delle scadenze, magari fra qualche mese, dopo aver verificato che il governo di Atene sta facendo davvero le riforme che ha promesso. E' questo, in sostanza, il contenuto dell'intesa firmata nella notte tra il 12 e il 13 luglio dalla Grecia e dall'Ue, dopo un'estenuante maratona di trattative.


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A leggere il testo dell'accordo, le speranze di una sanatoria appaiono dunque assai ridotte. E lo sono ancor più ascoltando le parole del ministro dell'economia tedesco, il combattivo Wolfgang Schäuble, che preferirebbe un ritorno temporaneo della Grecia alla dracma, piuttosto che dare il via libera a un nuovo haircut, cioè a un taglio del valore nominale del debito di Atene: un'ipotesi che la Germania giudica in contrasto con i trattati europei. Eppure, negli ultimi giorni, sullo scenario internazionale qualcosa è cambiato.


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Oltre alla presa di posizione pubblica di Draghi, che oggi rappresenta un avversario temibile per Schäuble, non va dimenticato quanto va da tempo sostenendo il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). L'istituzione guidata da Christine Lagarde , infatti, giudica insufficiente il piano di aiuti dell'Ue alla Grecia. Quello che occorre, secondo l'Fmi, è una vera e propria ristrutturazione del debito di Atene, che attualmente è al 180% del pil ma, nel 2018, potrebbe arrivare al 200%. E' vero che oggi, su questo debito, la Repubblica Ellenica paga pochi interessi: circa il 2,5% del pil, contro il 5% dell'Italia, grazie alle precedenti sanatorie decise dall'Ue a favore di Atene. Tuttavia, visto che l'economia greca non cresce ed è strozzata da un avanzo primario che supera i due punti e mezzo della ricchezza nazionale, il rapporto tra debito e prodotto interno lordo sembra destinato a salire ulteriormente nei prossimi anni, lasciando di nuovo la Grecia senza soldi e impedendole di finanziarsi sui mercati internazionali, se non sborsando una montagna di interessi.


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E' per questa ragione che Draghi e Lagarde, appoggiati dagli Stati Uniti, vogliono allentare la presa sul debito ellenico. Se i trattati europei impediscono un taglio del suo valore nominale, almeno si studi una soluzione definitiva, rimodulando per bene le scadenze e i rimborsi o cambiando tutto quello che c'è da cambiare, senza adottare dei provvedimenti-tampone. Soltanto così Atene ha qualche speranza riprendere fiato e di non rimanere nuovamente a secco.


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