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Grecia: il vero ostacolo per l'accordo è Syriza

Tsipras e creditori internazionali hanno posizioni sempre più vicine. Ma il problema per lui resta "in casa"

Debt Wracked Greece Prepares For Critical General Election

Fabrizio Goria

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UPDATE: La Banca centrale ci prova. Anzi, sostiene a piene mani la Grecia in attesa di un accordo che viene continuamente rimandato ma che in settimana dovrebbe finalmente vedere scritta la parola "fine". Mario Draghi ha nuovamente alzato il limite alla liquidità di emergenza (Ela) per le banche greche, portandola a "circa 89 miliardi di euro". Lo riferisce il Financial Times secondo cui l'aumento sarebbe stato di meno di 1 miliardo di euro, a fronte dei 2 miliardi di rialzo di ieri. Il consiglio dei governatori della Bce avrebbe deciso di concedere ulteriore liquidità per il maggiore ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo tra Grecia e creditori internazionali in settimana. Dunque tutto questo fa ben sperare che il fallimento ateniese possa essere evitato. Certo le nuove proposte di Alexis Tsipras (qui la sintesi) e l'avvicinamento graduale con le richieste dell'Eurogruppo facevano già intravedere ormai da giorni la possibilità di un accordo. Dopo il summit di emergenza di ieri sembra più lontana la possibilità di un fallimento per Atene poichè la nuova proposta è stata accolta da partner della zona euro come una buona base per una possibile intesa. Il problema, semmai, per Atene, è "in casa". E si chiama, Syriza. Soprattutto la sua ala estremista. Lo avevamo raccontato giù diverse settimane fa e ora più che mai il tema è tornato di attualità.

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La nuova proposta di riforma presentata dal premier greco, Alexis Tsipras, ai creditori internazionali, potrebbe non essere approvata dal Parlamento greco. Lo ha detto il vicepresidente del Parlamento, Alexis Mitropulos, intervistato da "Mega tv". Eletto a fine gennaio con una campagna basata sulla fine del programma di austerità imposto dai creditori internazionali, il leader di Syriza deve assicurarsi l'appoggio dei parlamentari del proprio gruppo per far passare eventuali nuove misure di politica economica e fiscale.

La situazione resta delicata. La componente più radicale di Syriza è quella da convincere che un’intesa con il Brussels Group non equivale a vendere l’anima al diavolo, bensì a evitare la bancarotta del Paese. Le maggiori divisioni non sono tanto sul surplus primario, punto su quale le posizioni di Grecia e Brussels Group sono vicine, quanto sul sistema pensionistico e su quello fiscale. Sul versante dell’avanzo primario, riferiscono fonti europee, non ci sono particolari divergenze.

Tradotto: una concessione ad Atene, che richiedeva meno sforzi fiscali dato il ciclo economico avverso. In tal modo, Tsipras può tornare in patria e affermare, punto importante sotto il profilo del consenso politico, di aver ottenuto una vittoria contro l’austerity. Ma il vero nodo restano il modello previdenziale, considerato dal Brussels Group troppo sbilanciato e poco sostenibile nel lungo periodo, e le aliquote IVA, valutate troppo squilibrate da area ad area. 

Il problema Syriza

A oggi c’è un parziale ottimismo fra i policymaker dell’area euro. Ma concedere più spazio fiscale, limitando il surplus primario, è una decisione politica, che potrà giovare alla stabilità del governo Tsipras. Ma non si può concedere su tutti i fronti. Ed è per questo che la battaglia all’interno di Syriza è la più determinante.

Non è da escludere a priori un capitombolo di Tsipras e una crisi di governo, capace di portare a nuove elezioni. Già alcune settimane fa il capogruppo parlamentare di Syriza, Nikos Filis, aveva usato toni duri. “Se i creditori ci metteranno di fronte a un ultimatum, allora opteremo per nuove elezioni”, aveva detto senza giri di parole. E queste divisioni potrebbero essere dannose per tutto il Paese.

E il default?

Sullo sfondo, infatti, rimane sullo un fatto preciso. Se non si trova un accordo entro la fine di giugno, in modo da sbloccare la tranche di aiuti da 7,2 miliardi di euro, allora sarà ancora più difficile per Atene pagare stipendi e pensioni e ripagare i debiti con Fmi e Bce. Il rischio, nemmeno troppo remoto, è sempre lo stesso: l’insolvenza su una parte del debito. Come spiega Alan Cauberghs, Senior investment director della divisione Fixed income di Schroders, “Tsipras sta giocando una partita che non può vincere”. Delle due l’una, spiega Cauberghs: “È chiaro che Tsipras può accontentare o i creditori o il proprio elettorato, non certamente entrambi”.

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