Grecia, 25mila licenziamenti per coprire il fallimento delle privatizzazioni

Con la riforma della Pubblica Amministrazione Atene incassa sette miliardi di euro di aiuti, dopo averne persi cinquanta per la mancata vendita delle aziende di stato

(Credits: ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)

Claudia Astarita

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La grande riforma dell'amministrazione pubblica ha portato oggi all'approvazione di un piano che prevede, lo spostamento ad altre funzioni, il licenziamento o la cassa integrazione per 25mila funzionari. Tutto entro la fine del 2013. La Grecia lo ha approvato grazie al "sì" di 153 parlamentari su 300. Una decisione senza dubbio molto sofferta, criticatissima, ma per alcuni necessaria a "salvare" il paese, perché ha convinto Ue, Bce e Fmi a dare il via libera all'ennesima tranche di prestiti, pari a circa sette miliardi di euro.

La popolazione, già martoriata dalle conseguenze di mesi di austerity, sacrifici e disoccupazione, non è potuta tornare in piazza solo perché nella giornata di oggi la polizia ha proibito qualunque tipo di manifestazione. Forse perché consapevole che quella remotissima speranza che nellescorse settimane aveva spinto tanti dipendenti pubblici, insegnanti, poliziotti a scendere in piazza per conservare il lavoro possa ora trasformarsi in rabbia da disperazione. Anche perché nonostante il premier Antonis Samaras abbia sottolineato i vantaggi di un altro accordo con la troika annunciato oggi che approva la riduzione dell'Iva sui ristoranti e i prodotti di ristorazione dal 23 al 13%, è stata Bruxelles a chiarire sempre oggi che anche dopo la conclusione, a fine 2014, del programma di aiuti Esfs (European Financial Stability Facility) la Grecia potrebbe ritrovarsi a dover gestire un buco finanziario compreso tra i 2,8 e i 4,6 miliardi di Euro.

Eppure, se all’Europa i greci rimproverano l'imposizione di una linea inflessibile di austerità che li avrebbe trascinati in una recessione ormai irrecuperabile, va detto che anche Atene non è riuscita a portare avanti quelle iniziative pensate proprio per evitare la stangata sulla pubblica amministrazione. Lo dimostra il modo in cui sono state gestite le privatizzazioni. Avrebbero dovuto permettere al Governo di recuperare miliardi di euro, e invece hanno solo contribuito ad allontanare ulteriormente la speranza di una possibile ripresa.

Del resto, con queste premesse, come si può immaginare di investire nei colossi pubblici greci? Atene non è riuscita a completare la vendita a un fondo di investimenti della Repubblica ceca di Opap, la società ellenica delle scommesse sportive, perdendo un finanziamento di 700 milioni euro. L'affare Depa non è andato molto meglio, dopo la rinuncia di Gazprom all'acquisizione della società statale del gas ellenica. E per quest'anno è ormai sicuro che l'obiettivo di raccogliere 2,6 miliardi di euro con le privatizzazioni non verrà raggiunto.

Un risultato sconcertante se confrontato con il traguardo iniziale propagandato dal governo, pari a niente meno che cinquanta miliardi di euro. Per non parlare degli obiettivi per il 2014: Atene parla di 4,5 miliardi di euro, forse perché ormai ha acquisito la consapevolezza che anche da questa privatizzazione di massa, che comprende poste, autostrade, porti, aeroporti, l'Hellenikon Park, il parco urbano metropolitano costruito sul sto del vecchio aeroporto, acquedotti e compagnia petrolifera di Stato, non ci si può aspettare molto. Del resto, in paese che sembra sempre più senza futuro nessuno vuole investire.

 
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