La Grecia e gli errori del salvataggio della Troika

Il Fmi ammette che l'effetto dei tagli è stato sottovalutato: l'economia ha perso molto più del previsto e la disoccupazione è esplosa

Pensionati protestano con lo striscione "sveglia, il sistema di protezione sociale è in pericolo", davanti al ministero del Lavoro, ad Atene, il 6 giugno (Credit: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

Marco Pedersini

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Il Fondo monetario internazionale ha sbagliato i calcoli: ha ripetuto per tre anni che lo sforzo richiesto alle casse pubbliche greche era sostenibile, ma non era vero. È stato il frutto di un errore di calcolo che noi, grazie a un'analisi esclusiva condotta dalla Brookings Institution di Washington, avevamo già illustrato a fine febbraio . Rifacendo i conti, si nota come gli effetti recessivi delle manovre imposte alla Grecia siano molto maggiori di quanto venga ammesso dalla Troika stessa. Ci sono voluti più di tre mesi, ma ora anche il Fmi ammette di aver commesso "errori notevoli" nella gestione della crisi greca.

Atene doveva soddisfare quattro criteri per ricevere il soccorso del Fmi. Col senno di poi, si scopre che tre su quattro non erano rispettati. Non sono errori da poco: nel 2010 il Fmi prevedeva che la medicina per risollevare la Grecia sarebbe stata amara, ma in fondo il paese avrebbe perso non più del 5,5 per cento delle esportazioni nette e la disoccupazione non avrebbe sforato il 15 per cento. In realtà, l'economia greca ha perso il 17 per cento delle esportazioni nette (oltre tre volte le previsioni) e la disoccupazione è quasi al 27 per cento. 

Anche di fronte all'evidenza, il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, ha detto di "dissentire radicalmente". Del resto "il programma di riforme è nei binari e stiamo avendo segni di stabilizzazione e di crescita della fiducia in Grecia". Peccato che quelli che sono stati scambiati come sintomi di una ripresa economica greca siano, a bene vedere, poco più dei proverbiali rimbalzi a terra di un gatto morto. La disputa, però, non è solo sulle sorti dell'austerità imposta ad Atene: il peso del rigore di bilancio è stato calcolato allo stesso modo per tutti i paesi europei. Perciò l'ammissione sulla Grecia potrebbe essere la prima di una serie di mea culpa che riguarderanno, chissà, anche l'Italia.

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