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Fine del Quantitative Easing, le cose da sapere

Cosa cambia con la fine degli stimoli all’economia della Banca centrale europea

European Central Bank meeting in Riga

Andrea Telara

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Quasi tutti gli osservatori dell’economia sono concordi: nella riunione dei vertici della Banca Centrale Europea (Bce) del 13 dicembre, il presidente Mario Draghi non soprenderà. Come previsto, annuncerà la fine dal prossimo mese del Quantitative Easing (Qe), il programma di stimoli all’economia iniziato circa 3 anni e mezzo fa. Ecco, di seguito, una panoramica sulle cose da sapere per capire i cambiamenti all’orizzonte. 

Cos’è il quantitative easing

Quantitative easing è espressione inglese che in italiano, tradotta alla lettera, significa alleggerimento quantitativo. E' una misura con cui la banca centrale effettua degli acquisti programmati di titoli finanziari (in particolare di bond, cioè di obbligazioni) negoziati sul mercato. In questo modo, a intervalli regolari, la Bce immette nel sistema finanziario una massiccia dose di liquidità che serve appunto per comprare i titoli.

Perché è avvenuto 

Lo scopo della Bce, e di tutte le autorità monetarie che hanno effettuato negli anni scorsi un quantitative easing, è (in linea massima) quello di ampliare la quantità di moneta in circolazione, in modo da stimolare l'economia. È ciò che hanno già fatto negli anni scorsi, molto prima della Bce, altre banche centrali extra-europee come la Federal Reserve americana, la Bank of England britannica e la nipponica Bank of Japan. 

Beneficio per gli stati

Grazie agli acquisti della banca centrale, la domanda di obbligazioni sul mercato è notevolmente salita negli anni scorsi. Di conseguenza, anche i prezzi dei titoli sono cresciuti mentre i loro rendimenti sono scesi. Se infatti il prezzo di un'obbligazione (che dà un interesse prestabilito) registra un incremento, chi la acquista  porta a casa ovviamente un rendimento netto inferiore, rispetto a quello incassato da chi se l'è messa nel portafoglio qualche mese prima. Dunque, acquistando i titoli di stato europei, la Bce ha fatto calare i loro interessi, con un effetto: i paesi del Vecchio Continente che li hanno emessi hanno risparmiato un bel po’  un po' di  soldi per finanziare il loro debito pubblico.

Spinta all’economia 

Oltre a dare beneficio ai conti pubblici dei governi, che hanno avuto così un po' più di risorse per sostenere la crescita economica, il quantitative easing ha avuto effetti positivi anche sul sistema creditizio. La banca centrale, infatti, ha comprato anche i titoli emessi e posseduti dalle banche del Vecchio Continente. Con i soldi ricevuti da Francoforte, gli istituti di credito sono stati  stimolati  ad allargare i prestiti concessi alle famiglie e alle imprese. 

Sprint alle borse 

Il Qe ha avuto effetti positivi anche sulle borse. Poiché i rendimenti delle obbligazioni sono scesi, gli investitori si sono spostati su asset più rischiosi come le azioni, i cui prezzi sui listini hanno viaggiato con il turbo. Inoltre, avendo un po' più soldi a disposizione grazie al rivalutarsi delle loro attività finanziarie, i consumatori sono stati spinti a spendere un po' di più, allontanando così il rischio di una deflazione generata dalla crisi.

Tassi fermi 

Anche se il quantitative easing si avvicina al capolinea, la Bce ha promesso un atterraggio morbido. Innanzitutto, ha precisato che manterrà i tassi d’interesse a livelli bassi per molto tempo, per non frenare troppo l’economia. I primi rialzi al costo del denaro, di pochi decimi di punto, ci saranno infatti a partire dall’estate o dall’autunno del 2019. Inoltre, la Bce non immetterà più nuova liquidità  ma continuerà comunque a reinvestire quella esistente. In altre parole, la banca centrale  utilizzerà i soldi rimborsatigli dagli stati europei quando i titoli giungono alla scadenza, per comprare altri bond sul mercato. Gli stimoli di Draghi, insomma, proseguiranno ancora per un po’.


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