Draghi e gli Usa: i motivi della bacchettata sul dollaro

Il presidente della BCE attacca le affermazioni di Mnuchin sulla forza della valuta americana perché non basate su presupposti di mercato

Mario Draghi Commissione sugli Affari monetari ed economici del Parlamento europeo

Mario Draghi, Presidente della Banca centrale europea - 6 febbraio 2017 – Credits: EPA/STEPHANIE LECOCQ

Redazione

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L'attuale politica economica degli Stati Uniti e in tono minore l'apprezzamento dell'euro, dovuto in parte "alle dichiarazioni di alcuni soggetti", preoccupano la Banca Centrale Europea. E quindi anche se la crescita nell'Eurozona è "robusta", è "ancora presto per cantare vittoria".

Nella prima riunione dell'anno del board Bce a Francoforte, il presidente Mario Draghi sferra un affondo all'Amministrazione Trump ed in particolare al Segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin, pur senza farne il nome, per i suoi commenti a Davos circa la debolezza del dollaro che "fa bene" all'economia Usa. Tanto bene che la moneta unica è volata oltre la soglia di 1,25 dollari per la prima volta da dicembre 2014. 

Cosa ha detto Draghi

"Diversi membri" del board hanno espresso "preoccupazione" per i recenti segnali che arrivano dagli Stati Uniti, afferma il numero uno della Bce. "Timori che vanno oltre il tasso di cambio" e che "riguardano lo stato generale delle relazioni internazionali in questo momento", spiega Draghi, avvertendo che "se ciò dovesse portare ad una stretta monetaria indesiderata e non giustificata, allora saremo costretti a ripensare la nostra strategia".

Quindi lancia la stoccata a Mnuchin. "Il movimento nei tassi di cambio è dovuto in parte a fattori endogeni, come il miglioramento dell'economia, e in parte a fattori esogeni che non sono legati alla comunicazione della Bce ma a dichiarazioni di altri soggetti", precisa Draghi. "Un linguaggio che non riflette le condizioni su cui siamo d'accordo", sottolinea.

Perché è importante

Il richiamo di Draghi al Segretario al Tesoro Usa fa il paio con quello del direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, che alcune ore prima a Davos aveva chiesto chiarimenti a Mnuchin, ricordandogli che "il valore del dollaro viene deciso dal mercato".

È un richiamo forte agli Usa, alla comunicazione "improvvisata" e a tratti contraddittoria della Casa Bianca in tema di politica economica che comunque muove le valute (euro e dollaro) in modo consequenziale.

L'appello di Draghi si basa sul fatto che è ancora molto incerta la causa della ripresa economica in Europa così come in America. O meglio, è incerto il peso apportato a questa crescita dalle riforme strutturali (poche) messe in campo dai governi, o dalla politica espansiva della stessa Bce che ha deciso infatti di tenere ancora i tassi fermi e il riserbo sulla possibilità di prolungare oltre settembre 2018 il quantitative easing. Per questo, un linguaggio scorretto può creare oscillazioni valutarie assolutamente speculative e non basate su una reale crescita dell'economia reale.

Quanto di più dannoso ci può essere in una fase iniziale di lenta ripresa.

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