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Cosa si aspettano i mercati da Draghi? Per ora, non il quantitative easing

La mappa delle attese degli operatori finanziari per la riunione mensile Bce. Nuove misure di stimolo? Secondo molti non è ancora il momento

ECB base rate stays at historical low

Fabrizio Goria

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Giovedì prossimo si capirà se la Banca centrale europea (Bce) lancerà il suo ultimo bazooka o no. Tentare il Quantitative easing (Qe) a tutti gli effetti, cioè iniziare a comprare anche titoli di Stato oltre a quelli corporate, oppure attendere nuovi dati. È questo il nodo gordiano che deve sciogliere il presidente della Bce Mario Draghi entro poche ore. E le aspettative dei mercati finanziari sono discordanti. Il fronte degli analisti, in prevalenza, vede una luce verde per il Qe, quello dei trader no. 

Il Qe non è una panacea per i mali dell’eurozona SocGen

L’appuntamento

Il 4 dicembre sarà un giorno da ricordare per l’eurozona. Oltre a riunirsi per il consueto appuntamento mensile, la Bce pubblicherà anche le sue nuove stime macroeconomiche, le ultime per il 2014. Un anno che è iniziato in modo assai positivo, grazie ai flussi di capitali esteri in entrata nell’area euro, e che si sta concludendo in un modo inatteso, nell’ottica dell’Eurotower. La Bce è lontana dal suo unico target, il tasso d’inflazione prossimo al 2%. Inoltre, persiste la rottura del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. I tagli al costo del denaro, in buona sostanza, non riescono a trasferirsi all’economia reale dei Paesi della zona euro periferica. Le banche di Italia e Spagna continuano a erogare liquidità con tassi d’interesse ben superiori rispetto agli istituti di credito del centro dall’area euro. 

 

Chi vede vicino il Qe

Fra gli analisti finanziari c’è una polarizzazione significativa. Da un lato c’è chi ritiene che già nel prossimo giovedì Draghi lancerà la sua versione del Qe. “Un regalo di Natale è in arrivo”, ha scritto nei giorni scorsi il Credit Suisse. Nessuna cifra è specificata, mentre lo è l’obiettivo finale della Bce: incrementare il proprio bilancio di 1.000 miliardi di euro. E come Credit Suisse ci sono anche BNP Paribas, Deutsche Bank, Nomura e Goldman Sachs. Sono queste le banche che ritengono che la Bce non sia mai stata così vicina al Qe come in questo momento. Entro la prima metà del 2015, secondo questo pool di istituti di credito, arriverà l’arma finale per riportare l’eurozona sui binari della crescita economica. Liberando le banche periferica del fardello dei titoli di Stato, potrebbero liberarsi risorse per finanziare l’economia reale. 

Ci sono ancora troppe questioni irrisolte prima del lancio del Qe Bank of America-Merrill Lynch

I problemi irrisolti 

Dall’altro lato, tuttavia, ci sono gli scettici. Société Générale, per esempio. In una nota di oggi, la banca transalpina ha scritto nero su bianco che “il Qe non è una panacea”. Come spiega Michala Marcussen, numero uno del team di ricerca economica di SocGen, è difficile ritenere che l’acquisto di titoli di Stato possa da solo migliorare la congiuntura dell’area euro. In primis, perché i rendimenti sul mercato obbligazionario sono già bassi e spingerli ancora più a ribasso servirebbe a poco se lo scopo è quello di ripristinare i canali di accesso al credito. Per quello, in teoria, ci sono le Targeted longer-term refinancing operation (Tltro), le operazioni di rifinanziamento a lungo termine sotto condizionalità. E ci sono anche gli acquisti di titoli corporate come covered bond, Asset-backed security (Abs) e Residential mortgage-backed security (Rmbs). E dato che questi due programmi devono ancora entrare a regime, perché la Bce dovrebbe impegnarsi nell’acquisto di bond governativi prima di vedere i frutti delle misure non convenzionali appena adottate? Inoltre, anche sfoltendo i bilanci delle banche periferiche dai bond governativi che hanno in pancia, perché dovrebbe aumentare il credito erogato, quando la domanda stessa di credito si sta contraendo? Una domanda che si stanno ponendo anche i policymaker della Bce. 

È legittimo attendersi l’annuncio del Qe dell’area euro alla prossima riunione della Bce. Credit Suisse

I dilemmi di Draghi

Diversa ancora l’opinione di Bank of America-Merrill Lynch (BofA-ML). La banca americana ritiene infatti credibile l’impegno di Draghi a essere pronto a fare qualunque cosa per salvare l’euro. Di conseguenza, anche a lanciare un massiccio acquisto di bond governativi nel caso la situazione lo richiedesse. Ma prima ci sono da risolvere tre questioni. La prima riguarda il principio stesso del Qe. Su un fronte, questo strumento potrebbe essere utile a incrementare il bilancio della Bce di quanto desiderato.

Ma dall’altro, il Qe avrebbe un impatto deludente sull’indice generale dei prezzi al consumo. Il secondo nodo è quello della tempistica. Sia il Tltro sia gli acquisti di bond corporate sono appena stati lanciati. Quindi, come ha sottolineato SocGen, perché esaurire tutte le frecce della faretra nell’arco di soli sei mesi? Meglio attendere l’evoluzione dei primi sei mesi del prossimo anno e poi agire. Infine, la terza problematica, secondo BofA-ML. Vale a dire, le tecnicalità del Qe.

Cosa comprare? Per quanto? In che misura? Tutte domande che sono oggetto di studio da parte degli analisti della Bce, ma che non hanno ancora una risposta definitiva. 

Il Qe potrebbe essere lanciato nel corso del primo semestre 2015 Goldman Sachs

Cosa pensano i trader

Nonostante gli analisti siano divisi, nell’universo finanziario c’è una categoria che non lo è affatto. Infatti, secondo l’ultimo sondaggio condotto oggi da Reuters fra i trader, c’è stata unanimità di vedute: nessuna nuova misura di stimolo da parte della Bce sarà annunciata dopo la riunione di dicembre. Tutto rinviato al 2015?

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