Economia e stereotipi

Il pollo fritto, Tiger Woods e due secoli di equivoci

Bocconcini di pollo fritto (Credits: Joe Raedle/Getty Images)

Claudia Astarita

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Da dove vengono gli stereotipi? E soprattutto, siamo sicuri di poter interpretare messaggi e simboli di decine di anni fa affidandoci alle convinzioni e alle abitudini con cui siamo cresciuti? Beh, quando si tratta di associare una bella macchina grande all’ideale di ricchezza borghese e una bicicletta mal ridotta a uno stile di vita tutt’altro che agiato sembra tutto molto semplice. Anche se non dobbiamo dimenticare che oggi il vintage va di moda, che qualche anno fa valeva la stessa cosa per gli abiti strappati o “impreziositi” dall’inconfondibile “effetto sdrucito”, e che ancora prima c’è stata la rivoluzione dei jeans, trasformati da abiti da lavoro a denim di lusso decorati con strass e applicazioni.

E quando si tratta di cibo? È giusto continuare ad associare, ad esempio, patate, pollo e cipolle a un’alimentazione povera e bistecche, aragoste e asparagi a una ben più ricca e sofisticata? Certamente sì. Quello che è sbagliato è convincersi che queste associazioni siano sempre state valide.

Un paio di settimane fa ha fatto discutere la battuta (certamente fuori luogo) con cui il golfista spagnolo Sergio Garcia ha scherzato su un’ipotetica cena con il rivale Tiger Woods a base di pollo fritto. Dando per scontato che il pollo fritto sia il cibo preferito dalle persone di colore.

Perché gli afro-americani dovrebbero costantemente morire dalla voglia di addentare petti e cosce di pollo croccanti e saporite? Certamente perché sono gustose, ma anche perché economiche. Quindi insomma, i neri sono poveri e mangiano solo pollo fritto. Eppure, potremmo dire la stessa cosa dei cinesi, che ne divorano a tonnellate (e probabilmente per Garcia sono "inferiori" anche loro...), ma anche degli appassionati di fast food e di chi ama gustare, almeno una volta ogni tanto, piatti non proprio dietetici…

Se il pollo fritto non piace solo ai neri, perché il golfista spagnolo ha associato quell’evidente valenza negativa al pollo fritto nella sua battuta? Semplice: oggi si ripete spesso che la carne di pollo ha sempre caratterizzato la dieta degli stati del sud perché essendo così economica, abbondante e tutto sommato nutriente è sempre stata considerata perfetta per integrare l’alimentazione degli schiavi.

Ma siamo sicuri che sia davvero sempre stato così? Non è strano allora che ci siano film e pubblicità vecchissime in cui il pollo, anche fritto, è presentato come cibo dei ricchi? Perché questa differenza? Beh, la storia testimonia che fino alla Seconda Guerra Mondiale la carne di pollo era tutt’altro che economica. Per quanto sorprendente possa sembrare oggi, manzo e maiale erano alla portata di tutti, il pollo no. Esistono libri di ricette degli anni ’50 in cui pietanze di pollo vengono di fatto realizzate col vitello (o meglio, dopo la precisazione che questi piatti risulterebbero deliziosi se preparati con la prelibatissima carne bianca, si elencano le possibili alternative “accessibili a tutti”). Questo perché fino a quando gli allevamenti di pollame non sono divenuti “industriali”, i polli sono stati accuditi con tutte le cure possibili fino a quando non diventavano troppo vecchi e la loro carne troppo dura per essere gustata fritta, pur rimanendo buona e delicata per i bolliti. Del resto, se la carne di pollo fosse sempre stata popolare, il Presidente Herbert Hoover, che ha guidato gli Stati Uniti dal 1929 al 1933, non sarebbe rimasto famoso per lo slogan “un pollo in ogni ciotola”...

Insomma, gli stereotipi spesso hanno un’origine e una valenza economica, e per questo motivo risultano spesso sgradevoli. Ma faremmo bene a renderci conto che rimarrà impossibile per noi interpretare i messaggi di ieri con le lenti che portiamo oggi, imparando a evitare di giudicare come "razziste" pesone e frasi che, nel loro contesto, non lo erano affatto.

 
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