Documento di economia e finanza: ecco i tre punti principali

Quest'anno il rapporto debito/Pil vola oltre il 130%, ma il deficit rimane sotto la soglia Ue. Gli obiettivi del prossimo esecutivo: riforme e privatizzazioni

Il presidente del Consiglio Mario Monti, a destra, con il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli (ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI)

Massimo Morici

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Via libera al Documento di economia e finanza (Def) 2013 , che traccia la strada delle riforme per il prossimo esecutivo.

Approvato dal governo dei tecnici, rimasto ancora in carica a più di un mese dalle elezioni, ma solo per gli affari correnti, il documento programmatico deve essere presentato entro il 30 giugno di ogni anno. Persegue "l'obiettivo di mantenere il pareggio di bilancio e rispettare gli obblighi europei sul debito pubblico", ha spiegato il premier Mario Monti durante la conferenza a termine del Consiglio dei ministri.

Spetterà, quindi, al prossimo governo presentare un'agenda di riforme per il medio periodo, completando il Piano nazionale delle riforme e il programma di stabilità.

Anche perché siamo ancora sotto gli occhi di Bruxelles: l'elevato debito pubblico del nostro Paese e la perdita di competitività continuano ad essere i principali squilibri macroeconomici secondo la Commissione Europea che ha diffuso un rapporto poche ore prima il via libera di Palazzo Chigi.

Del resto sui dati macro è ancora allarme rosso per il nostro Paese: il documento stima, infatti, per quest’anno una crescita del rapporto debito/Pil al 130,4%. Poi, se tutto va bene, tornerà a scendere al 129% nel 2014 e al 125,5% nel 2015 fino al 117,3% nel 2017.

Per quanto riguarda la spesa pubblica, il deficit quest’anno rimarrà al 2,9% del Pil, mantenendosi però sotto la soglia del 3% imposta da Bruxelles, per poi migliorare nel 2014 (1,8%) e tornare addirittura sotto l’1%nel 2016.

Le stime sulla crescita contenute nel Def, invece, sono prudenziali: secondo Monti il dato potrebbe essere migliore di quanto riportato dal documento.

La nota di Palazzo Chigi spiega che "il graduale miglioramento della situazione sui mercati finanziari registratosi nell'area dell'euro nel 2012 non si è ancora pienamente trasmesso all'economia reale ritardando la ripresa economica".

In Italia, infatti, la recessione, iniziata nella seconda metà del 2011, si è protratta per tutto il 2012: il Pil si è ridotto del 2,4 per cento in termini reali lo scorso anno.
Considerando le previsioni fino al 2017, Palazzo Chigi sottolinea che le privatizzazioni faranno crescere il Pil di un punto percentuale l’anno.

Non solo. Fondamentali saranno le riforme che "garantiranno un aumento cumulato del Pil di 3,9% da qui al 2020 e fino a 6,9% nel lungo periodo".

Nel testo si aggiunge, inoltre, che secondo l'Ocse le riforme strutturali attuate in Italia negli ultimi due anni potrebbero innalzare il livello del Pil di quattro punti percentuali in dieci anni.

Più ottimista il Fondo monetario internazionale: il completamento dell'agenda di riforme strutturali otterrebbe un aumento del Pil pari 5,7% cumulati nei prossimi anni.

Sul fronte tasse, infine, la nota dell'esecutivo è chiara: "Qualora la fase sperimentale dell'Imu non dovesse essere confermata, i futuri governi dovranno provvedere alla sostituzione dell'eventuale minor gettito con interventi compensativi".

"Se l'Imu, invece, verrà confermata così com'è, avremo un pareggio strutturale", ha commentato il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. Con buona pace per il nostro portafoglio.

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