Perché il credito andrà solo alle aziende migliori

Il Qe, i nuovi principi contabili e le risorse in circolazione stanno portando il mondo del credito ad abbandonare i peggiori

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Valerio Malvezzi

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Da anni, sentiamo parlare di ripresa, ivi compresa la ripresa del credito alle imprese. E invece non ci sarà, per ragioni che da tempo sostengo e che oggi sono più chiare. Alcuni pianeti si allineano all’orizzonte, e vanno nella direzione della restrizione (selettiva) del credito.

I tre motivi

  • Il primo, noto da tempo, è la riduzione graduale del Quantitative Easing. Lo strumento di Draghi non serve certo a finanziare le imprese – nemmeno a rilanciare l’inflazione, come noto – ma a sostenere l’acquisto di titoli pubblici. Tuttavia, è certo che quando questa manovra di sostegno anomalo di un’economia malata terminerà, la liquidità sarà minore, con le conseguenze facilmente prevedibili in materia bancaria.

  • Il secondo, meno noto, è il fatto che entro fine gennaio 2018 le banche dovranno impiegare le risorse acquistate a tasso negativo proprio dalla BCE (fino a -0,4%) con le aste TLTROs. Non tutti sanno che le banche italiane hanno acquistato circa 100 miliardi di euro, una montagna di liquido. Li impiegheranno in quali imprese?

  • Il terzo, ancor meno noto, è la circostanza dell’introduzione da gennaio 2018 dei nuovi principi contabili Ifrs9, che prevedono che le banche debbano fare accantonamenti anche sui crediti “in bonis” e non solo sui “crediti deteriorati” (cosiddetti Non Performing Loans).

Le tre conseguenze

Possiamo delinearle, in termini di impatto sulle imprese italiane in particolare.

  • La prima, è che ci sarà meno liquidità in circolazione e, conseguentemente, finirà, prima o poi – questo è certo – il sostegno anomalo dell’economia di questi anni, a regia Draghi. Non è affatto detto che il prossimo Presidente della BCE, specie se sarà – come si vocifera – un tedesco, voglia continuare la politica espansiva, a prescindere dalle sue vere finalità.

  • La seconda è che il credito delle aste TLTROs è andato, prevalentemente, alle imprese con rating migliore, spesso con operazioni di mera sostituzione del denaro. In questo scenario, il credito va alle imprese maggiori, che già si finanziano con obbligazioni a basso prezzo, alle imprese forti esportatrici, alle imprese che sono prestatrici nette del sistema bancario stesso. Come diceva mia nonna: le banche danno i soldi a chi non ne ha bisogno.

  • La terza è che i nuovi principi contabili Ifrs9 - unitamente alle pressioni della BCE sui NPLs (non performing loans) - spingerà le banche alla concessione del credito solo alle imprese migliori. Infatti, se dal 2018 le banche dovranno fare accantonamenti e svalutazioni anche per le imprese “in bonis”, secondo una articolazione in tre fasi (stage), allora avranno tutto l’interesse economico a finanziare maggiormente le imprese a minor rischio.

Per le mie previsioni assisteremo a una nuova forma di credit crunch (restrizione creditizia), più selettiva. Ci saranno molte più opportunità per pochi e molte meno opportunità per molti. Tutto l’allineamento astrale del mondo del credito sta portando il sistema a finanziare i migliori e ad abbandonare i peggiori.

Dato che essere nei migliori, in termini di rating, dipende solo dal valutato (e non dal valutatore), la buona notizia è che essere finanziato dipende solo dalla conoscenza delle regole. La brutta, è che le piccole e le micro imprese (e i liberi professionisti) non le conoscono.
(Per approfondimenti: www.winthebank.com)

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