Nove consigli per imitare Silicon Valley
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Nove consigli per imitare Silicon Valley
Economia

Nove consigli per imitare Silicon Valley

Fertilizzare i territori con l'innovazione delle startup si può. Ecco come, secondo Richard Moran, presidente di Menlo College

Si può replicare Silicon Valley lontano da San Francisco? Il distretto delle tecnologie dell’informazione che sta guidando la rivoluzione digitale in corso fa gola a molti amministratori e politici locali, in America e nel resto del mondo. E’ un mix che fa faville. Da ricerca di base, talento ingegneristico e manageriale, spirito imprenditoriale, venture capital, facilità di scambiare informazioni e propensione al rischio si generano innovazione, impresa e occupazione su grande scala. Ma ha senso provare a imitare il modello?

Se pensiamo all’esperienza dei distretti industriali italiani, si può essere scettici: molti hanno provato a esportarli in nuove aree, ma con scarso successo. Le piastrelle si fanno meglio a Sassuolo, le sedie in Friuli e il packaging lungo la via Emilia. Lo stesso dicasi per l’ICT: a San Francisco, diceva un manager romano trapiantato qui, la startup tecnologica cresce come il pomodoro nella piana di Fondi. Ogni distretto è un ecosistema nel quale diversi fattori interagiscono tra di loro in maniera unica. E l’unicità è in larga misura basata sulla cultura – quell’insieme di valori convisi e spesso inespressi che guidano il pensiero e l’azione delle persone in un determinato ambiente.

Bisogna rassegnarsi dunque? No: un conto è tentare di clonare Silicon Valley, un altro conto è creare nei territori le condizioni per far nascere e, soprattutto, crescere aziende innovative. Nel momento in cui il digitale sta stravolgendo molti modelli di business, nuove imprese devono poter nascere in ciascun territorio per fecondare l’economia locale. Per fortuna questo sta già avvenendo anche in alcune aree d’Italia: oltre che a Milano, Roma e Torino, si stanno distinguendo Trento, Trieste, Cagliari, Pisa e Napoli (nel video in basso, un video su un'iniziativa-modello lanciata da Trento per attrarre startup innovative, TechPeaks). 

Un guru di Silicon Valley, il presidente del Menlo College, Richard Moran, ha appena pubblicato un vademecum in nove punti su come promuovere ecosistemi locali orientati all’innovazione. Questi i suoi consigli (da prendere sul serio, anche se alcuni non sembrano “seriosi”: ricordiamoci che è la giusta mentalità a fare la differenza).

  1. Creare un ambiente divertente e aperto per i giovani per attrarre i migliori sviluppatori con meno di trent’anni.
  1. Favorire l’uso delle stock option per inculcare l’idea che l’arricchimento personale passa dal successo dell’impresa.
  1. Disporre di solide università di ingegneria e informatica: “non serve il MIT, bastano persone tecnicamente accorte con la passione di creare impresa”.
  1. Favorire lo spirito creativo, avventuroso e ottimistico dei giovani: devono poter credere che il successo è a portata di mano.
  1. Ingaggiare nel contempo imprenditori con più di 35 anni come mentori dei più giovani, per instradarli e guidarli.
  1. Creare ambienti di lavoro che favoriscano scambio di idee e mobilità: no a uffici tradizionali, sì a spazi condivisi e informali.
  1. Concentrare gli sforzi per arrivare ad (almeno) un vero caso di successo: questa storia, più di ogni altra cosa, servirà a rafforzare la reputazione dell’ecosistema.
  1. Creare una coalizione di finanziatori convinti nel valore dell’innovazione e disposti a rischiare.
  1. Incoraggiare la diversità, a tutti i livelli: più varipinto è il mix, maggiore è la possibilità che idee nuove emergano.

Nel caso italiano, mi verrebbe da aggiungere un decimo punto: favorire l’acquisizione di startup innovative da parte di aziende già consolidate. Per chi vuole leggere la check-list di Moran in inglese, questo è il link: buona riflessione. 

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