Economia

Il cioccolato sta per finire? Cosa fare per salvare il prodotto

Assottigliamento delle scorte, aumento del consumo nei paesi emergenti, crescita dei prezzi: il settore corre ai ripari

Cioccolato

Pezzi di una barretta di cioccolato – Credits: Zakharova Natalia - iStockPhoto

Complice l’incremento della domanda in Asia e nei Paesi emergenti, la differenza fra il cacao prodotto e quello consumato si fa sempre più ampia. Nel 2010, secondo l’International Cocoa Organization, l’organizzazione a cui fanno capo i Paesi produttori e consumatori di cacao, i cinesi hanno consumato 40mila tonnellate di cioccolato. Quest’anno, fa sapere Bloomberg, le proiezioni per la Cina stimano un volume quasi doppio, pari a 70mila tonnellate. Dopo un rallentamento nel 2009 legato alla crisi finanziaria, il consumo di cioccolato è tornato a crescere anche nei mercati di Europa, Stati Uniti, Brasile, Giappone e Australia. Nel 2010, infatti, le vendite hanno riguadagnato il terreno perduto e si sono attestate alla quota record di 5,54 milioni di tonnellate, pari a un giro d'affari di 83,8 miliardi di dollari che, secondo le stime, potrebbe arrivare a 98,3 miliardi nel 2016. Adesso, all’Unione Europea fa capo il 37% del consumo di semi di cacao, seguita da Nord America (24%), altri Paesi europei (11%), Asia e Oceania (15%), America Latina (9%) e Africa (3%). La Svizzera, secondo alcune ricerche, è in testa alla classifica del consumo pro-capite con 11,9 chili di cioccolato all’anno, ovvero 240 tavolette a testa. 

Se i trend di consumo dovessero trovare conferma nei prossimi anni, l’americana Hershey’s ipotizza che, entro il 2017, la Cina sarà il secondo mercato dopo gli Stati Uniti. Con l’allargamento della classe media, l’India ne segue le orme: il consumo quest’anno, infatti, è passato da 25mila a 40mila tonnellate. Le ombre sul futuro del cioccolato, però, non riguardano solamente i volumi crescenti di consumo, ma anche la produzione di semi di cacao, minacciata da parassiti, malattie delle piante e cambiamento climatico. I paesi produttori cercano di tenere il passo, ma la coltivazione di cacao si concentra per il 70% nell’Africa Occidentale – Camerun, Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria –, mentre la parte rimanente arriva per il 15% dall’Asia e dall’Oceania – Malesia in testa - e per il 14% dall’America Latina. 

Il risultato di un assottigliamento delle scorte e di un aumento della domanda si legge già adesso nei prezzi dei semi di cacao. Dal 1993 al 2007, una tonnellata di semi si attestava in media su 1.500 dollari, nei sei anni successivi ha toccato 2.736 dollari, pari a un incremento dell’87%. I produttori di tavolette di cioccolato, dunque, hanno iniziato a tagliare sulla quantità di cacao utilizzata (il cacao rappresenta circa il 10% del prezzo di una barretta), aumentando altri ingredienti come vaniglia, grassi vegetali e aromi artificiali. Il cioccolato, dunque, contiene più nocciole e noci di un tempo e le dimensioni delle tavolette sono spesso più piccole. 

Considerato che i parassiti e le malattie delle piante impattano negativamente sul 30-40% del raccolto, le organizzazioni del settore hanno iniziato a correre ai ripari: la World Cocoa Foundation, per esempio, ha annunciato pochi giorni fa un’iniziativa di controllo dei parassiti e delle malattie nei Paesi dell’Africa Occidentale, dove è stato attivato un sistema di disinfestazione che, secondo le stime, dovrebbe raddoppiare la produzione di centomila aziende agricole e aumentare del 150-200% il fatturato dei contadini entro il 2016. La Wcf, inoltre, ha contribuito anche alla nascita dell’American Cacao Breeder, un team incaricato di sfruttare la ricchezza genetica delle piante di cacao americane per creare varietà in grado di resistere meglio alle sfide climatiche e ai parassiti. Secondo alcuni osservatori, varietà in grado di assicurare raccolti più abbondanti potrebbero avere un impatto negativo in termini di qualità organolettiche del prodotto.

La buona notizia – se di buona notizia si può parlare – è che gli appassionati di cioccolato hanno già superato un momento critico nella storia di questo alimento. Nel 1978, complici parassiti che hanno azzerato la produzione in Costa Rica, il prezzo del cacao aveva superato quota 17mila dollari a tonnellata. La crisi, dunque, se ci sarà è attesa per il prossimo decennio, quando i prezzi del cacao potrebbero tornare, ipotizza Icco,vicini ai livelli record del 1978. Una ragione in più, se fosse necessario, per aumentare adesso il consumo personale di cioccolato.

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