Chi sono i milionari che vogliono pagare più tasse

Ecco perché negli Stati Uniti un gruppo di super ricchi pensa che farebbe bene al loro business

Stefania Medetti

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Si chiama Patriotic Millionaires ed è un gruppo di persone con una ricchezza superiore a cinque milioni di dollari che chiedono tasse più alte. Dai dodici fondatori dell’esordio del 2010, il gruppo conta oggi oltre duecento membri convinti dell’importanza economica e morale di una tassazione più elevata sui patrimoni più consistenti. Il gruppo, infatti, è un antagonista del “trickle down”, l’idea di sviluppo economico citata nel corso del primo dibattito presidenziale fra Hillary Clinton e Donald Trump. Secondo i sostenitori di quella che in italiano è nota come “teoria della goccia”, l’intera società beneficia dell’alleggerimento dell’imposizione fiscale, perché la ricchezza economica scende dal vertice alla base.

Ma i Patriotic Millionaires - fra cui figurano Abigail Disney, pro-nipote di Walt Disney; Lawrence Lessing, professore di legge e leadership alla Harvard Law School e David DesJardins, dipendente numero venti di Google e angel investor - la pensano diversamente. Ma quali sono le ragioni di questa posizione che muove in controtendenza al sentire comune di molti liberisti? Lo spiega The Atlantic che dedica un’intervista a Morris Pearl, ex direttore generale del fondo di investimento BlackRock e oggi presidente del gruppo. Secondo Pearl, ogni milionario che ha avuto successo ha potuto contare sugli investimenti del governo per costruire la propria fortuna. In pratica: non avrebbe potuto diventare ricco senza un mercato in cui esistono infrastruttura, leggi, scuole e una forza lavoro preparata.

Far crescere la ricchezza



I milionari del gruppo sono convinti che pagare più tasse, elevare il salario minimo, tagliare i fondi alla politica e investire in servizi pubblici li renderà tutti ancora più ricchi. “Pagare più tasse è un bene per tutti, non solo perché non voglio vivere in un paese in cui solo poche persone possono godere di una grande ricchezza. Ma anche dal punto di vista del business, se viviamo in un paese in cui molte persone non partecipano al circolo economico, la nostra ricchezza non cresce”. Se una parte dei cittadini non ha i mezzi per acquistare, infatti, chi vende non guadagna. Per tutte queste ragioni, dunque, Pearl e colleghi auspicano un innalzamento delle tasse sulle proprietà immobiliari, una tassazione sui proventi degli investimenti in linea a quella che grava sugli stipendi e la cancellazione della possibilità di utilizzare le perdite economiche per la compensazione delle tasse federali come, secondo il New York Times, avrebbe fatto Donald Trump.

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