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Veneto Banca: gli obiettivi degli "outsider"

Intervista con Stefano Ambrosini, che guida la lista avversaria a quella del presidente Bolla e che vuole prendere le redini della banca a rischio collasso

Veneto Banca

L'assemblea dei soci di Veneto Banca del dicembre 2015 – Credits: ANSA/UFFICIO STAMPA

Sarà stata anche sul punto di fallire, sarà anche a corto di capitali, però il clima di vigilia che si respira a Veneto Banca avvicinandosi l’assemblea del 5 maggio a tutto fa pensare fuorchè a una crisi aziendale. Qui volano botte da orbi, come in ogni scontro di poteri che si rispetti.

Alla lista candidatasi per prima, sotto la guida di Pierluigi Bolla, presidente uscente, imprenditore veneto doc, se n’è contrapposta successivamente una seconda, promossa dall’ex presidente del Tribunale di Treviso Luigi Schiavon e capeggiata da Stefano Ambrosini, 47 anni, docente universitario, avvocato civilista esperto in diritto commerciale e bancario già commissario di grandi aziende in crisi, da Alitalia a Tirrenia, da Bertone alla Fondazione Maugeri, dal 2008 consigliere di Compagnia di San Paolo, seconda fondazione bancaria italiana e primo azionista di Banca Intesa, e dal 2015 presidente di Eurofidi, il più grande consorzio fidi italiano.

Cosa vuol fare la lista Ambrosini, di diverso da quella che con Bolla vede schierato anche l’attuale amministratore delegato Cristiano Carrus, l’uomo che la Bce ha mandato a sostituire il discusso, ex padre-padrone della banca Vincenzo Consoli? Si è saputo di una trattativa per la confluenza tra le due, poi naufragata forse proprio sul ruolo di Carrus, da primattore per Bolla, da capo dell’esecutivo per gli altri.

Comunque sia, la domanda d’obbligo per Stefano Ambrosini è essenzialmente una: la sua è una lista “outsider” o, al contrario, di presidio istituzionale, come farebbe pensare la presenza al numero 2 di Carlotta De Franceschi, docente alla Bocconi e già consulente del governo Renzi proprio sulla discussa riforma delle banche popolari?

“Siamo un gruppo di persone assai qualificate che vogliono mettere le loro diverse esperienze al servizio di questa banca e del suo progetto di sviluppo, a cui Banca Imi sta già proficuamente lavorando (come capofila del consorzio che garantisce l’aumento di capitale in vista, ndr)”, spiega Ambrosini. “Un progetto ancorato al territorio senza però dimenticare il contesto globale e le prospettive di auspicabili integrazioni con altre realtà, come da puntuali indicazioni della Bce. L’eventuale intervento del fondo Atlante può rappresentare un mezzo formidabile di rafforzamento e di rilancio. Abbiamo in mente una banca stabile, moderna ed efficiente, caratterizzata da una gestione ancor più sana e prudente, attenta alla propria reputazione e al rapporto con la clientela. Credo sia anche per questo che molti azionisti hanno pensato a una figura totalmente indipendente come la mia, in assoluta discontinuità con certe cattive pratiche del passato”.

E intanto c’è la professoressa De Franceschi che vi garantisce un filo diretto con Renzi…
Guardi, la nostra è una lista assolutamente e totalmente apolitica e apartitica. Vediamo tuttavia nell’imminente operazione sul capitale della banca una necessaria manovra di sistema, facilitata da rapporti a livello istituzionale come alcuni di noi oggettivamente hanno. La collega è stata scelta esclusivamente per le sue indubbie capacità. Dopodiché le relazioni che ciascuno ha possono solo arrecare beneficio alla banca.

Lei è torinese di nascita ma lavora da anni anche in Veneto, che idea si è fatto di questo territorio?
Non è un luogo comune: questa è veramente la patria della dedizione – direi quasi della devozione – al lavoro. La crisi è arrivata così violenta da cambiare il nostro stesso modo di vivere, spezzando un patto profondo tra il sistema cui era stato affidato il compito di difendere il denaro e le mani di chi lavora nel manifatturiero, nei campi o nei servizi. Per questo le persone e le imprese hanno bisogno di poter contare di nuovo su una banca che sentano ‘propria’, dove efficienza e trasparenza dell’operatività e attenzione alla clientela si coniughino in modo armonioso. La nostra lista farà in modo che non si ripetano le inaccettabili degenerazioni del passato.

Quali degenerazioni?
Il passato della banca è una zavorra pesante, ci sono errori da non ripetere e responsabilità da accertare. Nella mia vita professionale, quando si è trattato di appurare le responsabilità di qualcuno, non mi sono mai tirato indietro e così farei anche in questo caso, senza esitazioni né compromessi. Occorre evitare di ripetere i vecchi errori: in tanti pensiamo ci sia bisogno di una banca che torni a ‘studiare’, che non si faccia sorprendere, che non abbia paura di sfidare la modernità, che sia motore di innovazione ed efficienza nell’interesse dei clienti e della stabilità della banca stessa, che faccia spazio ai giovani, che non favorisca ‘gli amici degli amici’ ma faccia credito a chi lo merita davvero. Senza un modello di questo tipo, ciò che è capitato e che ha provocato disastri e dolore rischia di accadere di nuovo.

Ma insomma, che progetto avete in mente per Veneto Banca?
Ci proponiamo di accrescere il patrimonio e il mercato di questa banca attraverso una prudente politica di alleanze, anzitutto nazionali ma senza chiudere pregiudizialmente all’estero. Non vogliamo certo svendere a fondi locusta, ma neppure si può pensare che una banca per il territorio sia ancora la banca del territorio di fine Ottocento. Ho fondato motivo di credere che ci sia interesse a investire in Veneto Banca, ma gli investitori hanno bisogno di sapere che di fronte a loro sono seduti interlocutori seri, preparati e affidabili. Questa potrebbe essere la prima vera banca “glocal” in Italia: abbastanza grande e patrimonializzata per competere, sufficientemente radicata nel territorio per comprendere chi e cosa non va mai abbandonato.

In concreto?
Al necessario rinnovamento della governance deve corrispondere un’autentica modernizzazione del management, che sappia far fronte ad attività retail sempre più disintermediate, alla necessità di offrire servizi ad alto valore aggiunto, alla sfida della digitalizzazione e che sappia dialogare coi diversi mondi circostanti, perché i soldi di questo territorio, prezioso e da salvaguardare, vanno fatalmente a incrociare interessi globali che occorre conoscere e rispettare se non si vuole esserne travolti.

L’attuale presidente Bolla, imprenditore del vino (come Zonin, curiosamente) nonché candidato numero 1 dell’altra lista, è stato candidato sindaco a Verona per Forza Italia ed è sempre stato considerato molto vicino a Galan, di cui è stato anche assessore al turismo: di lui cosa pensa?
L’ho incontrato una volta sola e mi ha dato in effetti la sensazione di un abile ‘politico’, anche se quello a cui si candida è un ruolo molto diverso. Credo sia stato scelto, a suo tempo, per guidare una transizione, non conosco la sua esperienza in campo bancario e finanziario.

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