Partecipate in rosso: ecco quanto ci costano

Le perdite totali superano il miliardo di euro. I bilanci più disastrati nel trasporto pubblico locale, informatica, turismo, servizi amministrativi, multiutility

Il logo dell'Atac di Roma – Credits: Simona Caleo Imagoeconomica

Massimo Morici

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Il problema è l'alto livello di inefficienza delle partecipate dagli enti locali. Scarsa produttività e, non di rado, sperpero di soldi che mandano in rosso i bilanci e che continuano a pesare sulle tasche dei cittadini: una su quattro (1.424) ha un rendimento negativo rispetto al capitale investito.

La fotografia emerge dallo studio (disponibile nel sito della revisione della spesa ) voluto dal commissario della spending review Carlo Cottarelli.

Punta, il commissario, a realizzare l’obiettivo indicato dal premier Renzi: ridurre le partecipazioni locali dalle attuali 8.000 censite (ma in realtà sarebbero più di 10.000) a circa 1.000, un numero pari a quello delle partecipate presenti in Francia, con un risparmio di 600 milioni che nel giro di quattro anni potrebbe arrivare anche a 2 - 3 miliardi di euro.

LA SPENDING REVIW DI COTTARELLI HA UN TESORETTO

Già, ma dove iniziare? Le perdite, per la verità, riguardano un po’ tutti i settori anche se quelle più elevate si registrano nel trasporto pubblico locale, dove il rosso complessivamente supera i 300 milioni di euro, di cui la metà relativa all’Atac di Roma.

Altri settori a perdite elevate, superiori al 20%, rispetto al capitale investito sono l’informatica, i servizi amministrativi, le società di trasformazione urbana, le multiutility e il turismo.

Vengono menzionati, tra i casi meno virtuosi, società interamente o in prevalenza a capitale pubblico: l’Asam, controllata dalle provincie di Milano, Monza e dal Comune di Trezzo sull’Adda, l’Asm in liquidazione, partecipata dal Comune di Settimo Torinese e altri comuni del Torinese, la Stt Holding del Comune di Parma, l’Investimenti, partecipata della Camera di commercio, Comune e Provincia di Roma, la Cotral della Regione Lazio, l’Aster della Regione Campania, la Compagnia Trasporti Pubblici e la Napoli del Comune di Napoli, e l’Aeradria, partecipata dalla Provincia di Rimini, Comune di Rimini, Camera di commercio di Rimini, Regione Emilia Romagna e Comune di Riccione.

In tutto le perdite di esercizio palesi, cioè la somma delle perdite delle società in rosso, superano il miliardo di euro: per l’esattezza nel 2012 ammontavano a 1,2 miliardi.

A questa cifra bisognerebbe aggiungere un ammontare che lo studio definisce "incerto": deriva, si legge, dalle risorse provenienti dai contratti di servizio e trasferimenti che compensano le partecipate per un servizio reso (16,5 miliardi per l’intero settore nel 2012, stando ai dati SIOPE ) e che spesso vengono utilizzate anche per compensare le inefficienze di gestione (leggi: tappare i buchi in bilancio).

E non è finita: vanno considerati anche i costi pagati direttamente dai cittadini, come nel caso dei rifiuti. In questi casi la spesa pubblica per le inefficienze è coperta in toto dalle tariffe.

Lo studio si sofferma, poi, sulle circa 37.000 cariche nei consigli di amministrazione delle partecipate, un numero superiore a quello degli amministratori (26.500), perché non sono rari i casi di persone che siedono in più poltrone: il costo pro quota per il settore pubblico è di circa 450 milioni di euro.

Quanto agli organici, nelle partecipate a gestione privata (o mista) si contano 5.917 dirigenti, che hanno uno stipendio medio di 141.517 euro, 52.961 quadri, che guadagnano in media 58.370 euro, su un organico complessivo di 377.885 dipendenti, la cui busta paga in media è di 37.454 euro.

Più ridotto l'organico delle partecipate a gestione interamente pubblica: i dirigenti sono 634 e i quadri 1.051 (con una retribuzione rispettivamente di 110.184 e 60.326 euro) su un organico di 123.535 dipendenti che in media guadagnano 33.546 euro.

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