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Mps, le sfide del neo-amministratore delegato, Marco Morelli

Far pulizia dei crediti deteriorati e aumento di capitale da 5 miliardi. Ecco i compiti del nuovo n.1 del Monte dei Paschi

Un compito prima di tutto: riuscire a convincere il mercato. E' la missione che dovrà compiere Marco Morelli, 54 anni, romano, navigato banchiere con esperienza internazionale e neo amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena (Mps), in sostituzione del dimissionario Fabrizio Viola. La sua poltrona conserva ancora un po' del prestigio di un tempo ma non è senza dubbio una poltrona comoda. Sono ancora tanti, infatti, gli ostacoli da varcare per portare fuori dalla crisi Mps e Morelli dovrà lavorare di gran lena per superarli tutti, senza fare passi falsi. Come sa bene chi ha seguito le cronache della banca toscana, il futuro del Monte dei Paschi dipende sostanzialmente da due diverse operazioni. La prima è la vendita di ben 9,4 miliardi di prestiti in sofferenza, come pretende da tempo la banca centrale europea. La seconda operazione è l'aumento di capitale da 5 miliardi di euro, che Mps dovrà effettuare tra novembre e dicembre, per coprire le perdite di bilancio generate proprio dalla vendita dei crediti sofferenti.


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A Morelli non mancano di sicuro l'esperienza e le credenziali giuste per portare a termine la sua missione. Il manager appena nominato, infatti, ha già lavorato per Mps tra il 2006 e il 2010, anno in cui ha deciso di lasciare la banca quando era ancora vice direttore generale. Ai tempi della disastrosa gestione dell'ex-presidente Mussari, dunque, c'era anche Morelli ma il manager romano è uscito senza macchie dagli scandali che hanno coinvolto nel 2013 la banca toscana. A stabilirlo sono stati gli stessi pubblici ministeri che hanno indagato sulla vicenda, i quali hanno accertato che Morelli si oppose al sciagurato acquisto del contratto derivato Alexandria, con cui Mussari e sodali hanno attuato operazioni finanziarie spericolate per comprare Banca Antonveneta e pagarla in contanti.


Mps, tutti i numeri della crisi


Oltre all'esperienza e alle credenziali, però, per traghettare Mps fuori dalla crisi oggi ci vuole una buona dose di energia. Non sarà facile, infatti, riuscire a piazzare sul mercato ben 9,4 miliardi di sofferenze. Non a caso, il piano di salvataggio di Mps già predisposto dall'amministratore delegato uscente, Fabrizio Viola, prevede che la banca toscana benefici di un prestito-ponte di 6 miliardi di euro da parte di Jp Morgan, che serve sostanzialmente per prendere tempo, in attesa di una cessione completa delle sofferenze. Ma per Morelli non sarà facile neppure attuare con successo il prossimo aumento di capitale da 5 miliardi di euro, visto che il valore in borsa dell'istituto toscano è oggi di appena 700 milioni Come sarà possibile, per una banca che vale così poco, emettere una montagna di nuovi titoli sul mercato, senza rischiare che restino invenduti? Forse, il valore della ricapitalizzazione scenderà da 5 a 2 miliardi, grazie alla conversione in azioni dei bond subordinati. Qualunque sia la soluzione adottata, però, in sostanza la missione primaria di Morelli resta sempre la stessa: convincere il mercato a dargli una mano a salvare Mps.


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