Mps: le decisioni sul salvataggio

A fine giugno è atteso il vial libero definitivo da Bruxelles. Ecco le conseguenze su azionisti e creditori

Mps-agenzia

Un'agenzia Mps a Milano 19 dicembre 2016 – Credits: ANSA/MATTEO BAZZI

Massimo Morici

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Manca una settimana al via libera per il salvataggio di Banca Mps. Il piano di ristrutturazione della banca senese sarà esaminato a fine giugno (il 29 o 30) dal consiglio di amministrazione della banca, guidata dallo scorso settembre dall'amministratore delegato Marco Morelli e presieduta da Alessandro Falciai.

Il piano sarà poi inviato alla Commissione Ue per l'ok definitivo. Per quella data sarà quindi chiaro l'esito del confronto con la Commissione Ue e la Bce. Entro il 28 giugno, invece, è prevista la definizione dello schema di cessione degli Npl, al momento allo studio solo del fondo Atlante.

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Il confronto con il Banco Popular

In un report Moody's ha sottolineato le differenze emerse nella strada scelta della autorità comunitarie per risolvere il caso del Banco Popular (andata in risoluzione e comprata da Santander) e il quello di Mps.

In particolare, l'agenzia di rating ha osservato che la risoluzione della banca spagnola è coerente con le nuove regole europee in vigore dal primo gennaio 2016 per i salvataggi degli istituti in difficoltà (Brrd), che limitano l'utilizzo di fondi pubblici e prevedono il coinvolgimento di azionisti e creditori.

Mps, invece, sarà sottoposta a una ristrutturazione che permetterà allo Stato di intervenire tramite una ricapitalizzazione "precauzionale", il cui costo però sarà condiviso con azionisti della banca e creditori junior (un bail-in parziale).

Il piano in dettaglio

La banca senese dovrà studiare una ricapitalizzazione da 8,3 miliardi, che prevede un intervento da parte dello Stato per circa 6 miliardi di euro, necessario per coprire le perdite derivanti dalla vendita di una montagna di crediti in sofferenza.

Si tratta di un'eccezione, insomma, perché in qusto caso è ammesso l'intervento pubblico. Le nuove regole europee per il salvataggio delle banche chiedono però in cambio sacrifici ad azionisti, parte dei creditori e alla banca stessa.

Sul fronte del contenimento dei costi, infatti, sono attesi fra i 6 e i 7.000 esuberi e nel piano di ristrutturazione è incluso anche un tetto allo stipendio dei top manager che non potrà superare di 10 volte quello dei dipendenti.

La montagna di crediti deteriorati

Perché non si è proceduto con la risoluzione nel caso di Mps? Considerato l'elevato stock di crediti deteriorati in pancia alla banca senese, il default sul suo debito senior avrebbe avuto un impatto significativo sulla stabilità del sistema bancario italiano, ha sottolineato Moody's nel report.

Banco Popular, invece, era chiaramente un'eccezione in Spagna, dove lo stock di Npl è in calo dal 2013, e pertanto la sua risoluzione presentava meno rischi a livello sistemico.

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Le conseguenze su azionisti e obbligazionisti

Secondo il principio di ripartizione degli oneri, azionisti e creditori junior di Mps devono sopportare un onere all'interno del processo di ricapitalizzazione e di ristrutturazione della banca senese.

Ma per gli analisti di Moody's, ci saranno probabilmente solo perdite parziali: le azioni privilegiate di Montepaschi e il debito subordinato non saranno cancellati del tutto come accaduto nel caso del Banco Popular.

In dettaglio, prosegue l'agenzia di rating, le obbligazioni At1 della banca senese saranno obbligatoriamente convertite in azioni con un valore nozionale equivalente al 75% del valore nominale delle obbligazioni, mentre i titolari di obbligazioni Tier 2 riceveranno azioni valutate al 100% del valore nominale delle loro obbligazioni.

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