Mps, i cinque numeri dello scandalo

Dai 730 milioni di perdite dovute ai derivati al prestito da 2 miliardi concesso da Bankitalia e mai comunicato (secondo The Wall Street Journal)

Concentrato

Giuseppe Mussari, ex numero uno di Montepaschi di Siena (Credits: ANSA /Daniel Del Zennaro)

Ilaria Molinari

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L’ultima notizia arriva dalle colonne del The Wall Street Journal che rivela l’esistenza di un prestito di 2 miliardi di euro concesso da Banca d’Italia a Mps alla fine del 2011 perché l’istituto “stava ormai esaurendo tutta la liquidità e non aveva più gli strumenti per continuare a chiedere fondi alla Banca Centrale Europea”. E perché nessuno ne era stato informato? “Per timori che si potesse creare panico sui mercati'' spiega il Wall Street Journal. ''Secondo la normativa vigente infatti non c’è l’obbligo di comunicare tali operazioni, previste per tutte le banche dell'Eurosistema, al mercato”.

Ecco l’ennesima operazione sospetta destinata ad attirare l’interesse della magistratura. E che certo non fa stare tranquilli. Solo ieri Alessandro Profumo aveva rivelato l’entità del buco lasciato dai contratti in derivati sottoscritti dalla precedente gestione e nascosti in bilancio: 730 milioni. Da qui la necessità di chiedere altri 170 milioni di Monti bond (che si aggiungono ai 3,9 miliardi già deliberati) il cui rimborso slitta di un anno, dal 2015 al 2016 (il prestito aveva inizialmente durata biennale).

Ma ricapitoliamo con i cinque numeri chiave le dimensioni dello scandalo Mps che si articola lungo due direttrici principali: l'operazione di acquisizione di Banca Antonveneta e la sottoscrizione di contratti derivati.

- 10,3 miliardi: è la cifra pagata da Mps per comprare Banca Antonveneta nel 2008.

- 6,6 miliardi: è quanto Banco Santander aveva pagato Banca Antonveneta (rilevata dalla precedente proprietaria, Abn Amro) solo sei mesi prima di rivenderla a Mps.

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- 730 milioni: sono le perdite dovute ai contratti derivati nascosti finora nel bilancio e alle autorità di vigilanza. Le ha rese note l’amministratore delegato Alessandro Profumo dopo la revisione dei bilanci il 6 febbraio. Si ridurranno a 500 milioni in seguito ai benefici fiscali.

- 4,07 miliardi: è l’ammontare del prestito erogato dallo Stato a Mps attraverso la sottoscrizione dei Monti-Bond. Grazie anche a questo prestito, la banca potrà coprire il buco generato dai derivati. La richiesta iniziale dei Monti-bond era stata di 3,4 miliardi, poi incrementata di ulteriori 500 milioni a cui se ne sono aggiunti altri 171 alla fine della revisione dei conti realizzata da Profumo il 6 febbraio (serviranno a ripagare gli interessi dei Tremonti bond sottoscritti nel 2009) e che ha messo in evidenza il reale “buco” lasciato dalla precedente gestione.

- 40 milioni: è la cifra sequestrata dalla Guardia di Finanza su conti scudati di fiduciarie. Circa 18 sarebbero stati depositati su conti intestati a Gianluca  Baldassarri (ex capo dell’area finanza di Mps) e altri 10 ad Alessandro  Toccafondi (vice di Baldassarri). Altri 12 sarebbero stati girati a tre  broker esterni. Farebbero parte delle “percentuali indebite” intascate dalla ormai nota “banda del 5%” in cambio della sottoscrizione di  pericolose operazioni finanziarie, tra cui le famose Alexandria e  Santorini.

"In banca non ci sono altre Santorini " ha dichiarato l'amministratore delegato Fabrizio Viola. "Quindi ora l'attenzione si riduca a zero". In più "non c'è stata fuga dai depositi" ma solo "movimenti in uscita nella componente più volatile della raccolta come fondi e istituzionali". E quanto alle possibilità di futuri matrimoni con altri player, ha spiegato chiaramente come Mps sia "la terza banca del Paese e vuole rafforzare nel tempo la sua missione commerciale. Siamo impegnati a realizzare un piano industriale impegnativo... Pertando sotto questo profilo siamo sempre più motivati a portare avanti il nostro lavoro".

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