Edoardo Frittoli

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Fu ordinato in Svizzera il primo esemplare della nuova coupé 4 posti del Tridente. Era un esemplare verniciato nel colore oro metallizzato acquistato da un imprenditore elvetico. Era il luglio del 1969 quando fuori dallo stabilimento Maserati di via Ciro Menotti a Modena si udì il ruggito dell'8 cilindri a V di 90° che ribolliva sotto il cofano, pronto ad urlare sull'asfalto dell'autostrada.

La Maserati Indy "America", Gran Turismo che sostituiva la inglesizzante Sebring, strizzava l'occhio ai gusti degli Americani. A partire dal nome, che non omaggiava un vento africano ma un tempio dell'automobilismo d'oltreoceano: il circuito di Indianapolis. La scelta fu anche motivata dalla ricorrenza dei cinquant'anni dalla vittoria sul circuito americano della Maserati 8CTF nella 500 miglia.

Disegnata dalla carrozzeria Vignale, la Indy era una coupé dalle dimensioni e dagli spazi interni generosi, scelta dettata dalle richieste dei clienti che desideravano una sportiva che non trascurasse l'abitabilità ed il confort di marcia. L'aerodinamica era garantita dalla linea filante e dalla tipica coda tronca, che anticipava quella delle successive sportive Alfa Romeo (come l'Alfetta GTV). Il frontale invece, era decisamente di gusto americano. Con i 4 fari retrattili aperti, ricordava molto la contemporanea Chevrolet "Corvette", icona delle muscle car di produzione USA.

La Indy fu anche il primo modello Maserati ad essere prodotto dopo l'acquisizione della maggioranza del pacchetto azionario da parte di Citroen nel marzo 1968. A prima vista risaltavano le ampie superfici vetrate (in particolare del lunotto posteriore) che garantivano al guidatore una visibilità ottimale. I quattro posti, rivestiti in preziosissima pelle cucita a mano, erano ampi e confortevoli grazie anche alle dimensioni della vettura, lunga 4,74 metri.

La prima serie della Indy montava un propulsore da 4.136 cc. da 260 Cv. alimentato da 4 carburatori Weber doppio corpo da 42, che spingevano la Gran Turismo del Tridente, pesante ben 1.500 Kg, alla velocità massima di 250 Km/h. La sicurezza era garantita da un potente impianto frenante  a dischi autoventilati con servocomando. Il cambio era manuale a 5 rapporti di serie ma poteva montare su richiesta del cliente un cambio automatico a 3 rapporti Borg Warner. Tra le innovazioni, la Indy montava per la prima volta un radiatore in alluminio prodotto dalla Contardo di Uboldo (Varese) che permetteva di risparmiare fino al 50% sul peso del pezzo, non saldato ma sigillato con resine epossidiche.

La Maserati Indy, che sarà prodotta limitatamente agli anni di proprietà Citroen (1969-1975) passerà attraverso l'evoluzione di tre serie, le cui differenze sostanziali saranno nel propulsore e negli allestimenti. Nel 1970 infatti la Gran Turismo modenese sarà equipaggiata con un motore da 4.719 cc. da 280 Cv per una velocità di 280 Km/h. L'anno successivo e fino alla fine della produzione, la Indy avrà sotto il cofano un mostro di potenza, un 4.9 litri da 300 cavalli che faceva volare la coupé del Tridente sul filo dei 300 Km/h.

I nuovi accessori completavano una dotazione di serie molto ricca che spaziava dall'antifurto meccanico al volante regolabile, dal lunotto termico ai vetri elettrici ed azzurrati. I fari erano allo iodio e i sedili completamente reclinabili avevano un ampio poggiatesta. L'aria condizionata fu di serie dal 1973, mentre autoradio e servosterzo rimasero opzionali.

Dagli stabilimenti Maserati di Modena uscirono 1.102 esemplari della Indy durante i 6 anni di produzione. Tra i clienti più illustri il fratello dello Scià di Persia Abdorreza Pahlavi, che ne ordinò una con il tettuccio apribile negli ultimi mesi della storia della coupé, nel febbraio 1975. Al momento della commercializzazione nel luglio 1969 il prezzo di listino senza optionals era di 7.100.000 lire. Per una Fiat "500" L bastavano 500.000 lire.

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