I Ligresti e Fonsai: da impero a provincia

Da galassia da 40 miliardi a distretto di Unipol: la parabola del dominio di Salvatore e famiglia

Salvatore Ligresti. Credits Carlo Carino Imagoeconomica / Imagoeconomica

Cinzia Meoni

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Dall'impero alla provincia. Stamattina il risveglio del mondo finanziario con lo shock della notizia dell’arresto della famiglia Ligresti . Fino a due anni fa sull’impero di Salvatore Ligresti non tramontava mai il sole. Oggi alla famiglia di Paternò, tra i simboli della Milano da bere degli anni '80, non è rimasto neppure il bicchiere. O quasi, gocce nell'oceano e niente di più.

Non occorre andare molto indietro nel tempo per verificare i confine della galassia della famiglia siciliana.

Nati come immobiliaristi e con progetti di primo piano a Milano (quello più cool sotto la Madonnina era CityLife), Torino e  Firenze, alla famiglia facevano capo anche terreni, catene alberghi; uno dei principali poli assicurativi italiani (con Milano Assicurazioni e Fonsai controllate dalla holding Premafin); interessi i primo piano in colossi con Impregilo, primo contractor del Paese (di cui detenevano il controllo con i Gavio e i Benetton) e Gemina (a cui fa capo Aeroporti di Roma) e una ramificata rete di partecipazioni nei salotti e salottini buoni di Piazza Affari da Rcs, a Mediobanca a Pirelli e Generali.

Non per altro il capostipite, Salvatore Ligresti, era noto come "Mr 5%", crocevia dell’elite finanziaria.

Le partecipazioni nelle controllate di Piazza Affari (Premafin, FonSai, Milano Assicurazioni e dal 2005 al 2008 anche Immobiliare Lombarda, società in cui era stato fatto confluire parte del patrimonio in mattoni del gruppo) erano addirittura arrivate a sforare, negli anni 2000, una capitalizzazione di 40 miliardi.

In precedenza Ligresti aveva fatto capolino anche nel capitale di Capitalia, in Cir, in Italmobiliare e nell'Agricola finanziaria di Raul Gardini con l’ovvio ritorno di rete e rapporti.

Estensione dei confini dell’impero erano poi i ruoli di piano assunti dalla famiglia: il capostipite Salvatore era entrato nel cda di Rcs prima e in quello di UniCredit poi, mentre la figlia Jonella è stata la prima donna ad varcare nel 2007 la soglia di Mediobanca.

Un impero che tra la fine 2011 e il 2012 si sgretola, spazzato via sotto il peso delle ingenti perdite del gruppo (solo per FonSai più di un miliardi nel 2011),  da solvency ratio a minimi termini (sempre in quell’anno per Fonsai al 75) e da debiti colossali.

Il piano di salvataggio predisposto dalle banche (Mediobanca, esposta all’epoca verso i Ligresti per 1,1 miliardi di crediti subordinati e Unicredit) prevedeva a questo punto l’ingresso in forze di un socio industriale,  Unipol, la compagnia assicurativa guidata dalle cooperative rosse. L’intervento è avvenuto con ingente aumenti di capitale sulla catena di controllo che, di fatto, hanno fatto azzerato o quasi la situazione pregressa dell'azionariato.

Ormai il rilancio è in atto e, salvo ulteriori colpi di scena, entro fine anno dovrebbe essere completato il previsto matrimonio a quattro tra Unipol, Fonsai, Milano Assicurazioni e Premafin. Ma i Ligresti ormai sono praticamente fuori. Oggi il Finsoe (la finanziaria delle cooperative e azionista di riferimento di Unipol) ha in mano il l’80,9% di Premafin, il 41,9% del capitale di Fonsai e il 61% di Milano Assicurazioni.

Oltre alle diverse eredità di pregio messe da parte e custodite nel corso degli anni della famiglia di Paternò: il 3,8% di Mediobanca (che rinnova il patto di sindacato il prossimo autunno), il 4,18% di Gemina (per cui si sta procedendo alla fusione con Atlantia), il 5,4% di Rcs (partecipazione rilevati da Consob al 12 luglio). È stato invece appena ceduto, con profitto il 4,48% ereditato in Pirelli.

Cosa è rimasto di tutto questo ai Ligresti è difficile dirlo. Poco, briciole. Con il salvataggio dello scorso anno, Finsoe è subentrata nel core business e nelle partecipazioni detenute dalle tre compagnie assicurative acquisite. Il resto era contenuto nelle due holding di famiglia (Imco e Sinergia) dichiarate fallite un anno fa sotto il peso di 400 milioni di debiti.

E Fonsai? La perla dei Ligresti e la controllata Milano Assicurazioni rimangono certamente uno de poli assicurativi italiane di maggior pregio. Fonsai conta su 4 milioni di clienti e Milano Assicurazioni su 3 (complessivamente sono presenti in 2700 agenzie e 3827 punti vendita secondari).

Ma ormai l’orbita attorno a cui viaggia è oggi quella delle cooperative rosse di Finsoe e di Unipol che, anche grazie all’impegnativo matrimonio ancora da ultimare, è diventato il secondo polo assicurativo italiano e primo nel ramo danni.

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