Perché Jeff Bezos ha comprato il Washington Post

È un'operazione cool? Sì certo, ma ci deve essere qualcosa oltre la semplice filantropia. Occhi puntati su cosa il fondatore di Amazon vorrà fare di uno dei simboli del giornalismo americano

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha comprato il Washington Post (Credits: Spencer Platt/Getty Images)

Ilaria Molinari

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Perché un uomo come Jeff Bezos mette sul piatto 250 milioni di dollari (l'1% del suo patrimonio personale) per comprare il Washington Post? Sì, perché è andata così: il fondatore e numero uno del colosso Amazon ha comprato a titolo personale le società The Post Co. e l'affiliata The Washington Post Co. dalla storica famiglia di imprenditori guidata da Donald Graham che ne era alla guida da oltre 80 anni.

Washington Post ha i conti in costante calo da oltre sette anni ma è ancora in utile: il secondo trimestre del 2013 si è chiuso con 44,9 milioni di utile, in discesa rispetto ai 52 milioni dello stesso periodo dell'anno prima. La versione cartacea ha registrato lo 0,6% di ricavi in meno e la pubblicità su carta è diminuita del 4% a 54,5 milioni di dollari. Per i primi sei mesi dell'anno la tiratura dell'edizione giornaliera è scesa del 7,1% (quella domenicale del 7,6%). 

E quindi perché l'uomo che ha fatto dell'e-commerce la sua rivoluzione e del digitale la sua fortuna, che ha investito in una quota di minoranza di un sito di informazione online prestigioso come Business Insider, che ha fondato Amazon Publishing tentando di pubblicare online i libri di grandi autori, che a livello personale ha sempre e solo investito soldi in prodotti e aziende digitali (qui un interessante articolo di Gigaom su tutte le partecipazioni di Bezos ), in grado di spendere 42 milioni di dollari per comprare un orologio da 60 metri , mette una fiche sul prodotto di un modo di fare editoria ancora per lo più di "vecchio stampo"?

Nella lettera che Bezos ha inviato ai dipendenti del Post rassicura e in sostanza dice solo una cosa significativa ma ovvia: che Internet sta trasformando il business. Quindi quella sarà la direzione.

Come fa notare Business Insider l'operazione di Bezos a prima vista non ha nulla di finanziario. Ma è un operazione di "cultural statment". Culturale, vicina (si potrebbe dire) alla filantropia. E sì perché le news non sono più il business che erano una volta, o forse non sono proprio più un business. Ma mantenere il patrimonio e il prestigio del Washington Post, del suo modo di sconvolgere la società con i suoi scoop e inchieste, a partire dal Watergate fino alla recente NSA, è sufficiente per un uomo come Bezos per scommettere 250 milioni di dollari.

Insomma avere il Washington Post è cool.

Certo qualcosa Bezos dovrà farne. Sarà interessante capire cosa. Se convertirlo in un prodotto totalmente digitale o cos'altro. Bezos ha sempre ribadito di investire e gestire le sue aziende con un approccio di lungo periodo. E certo non vorrà essere lui a mettersi addosso l'etichetta del "grande tagliatore" o di colui che ha distrutto un pezzo di storia americana.

Farà del Washington Post una piattaforma con cui continuare a fare anche e-commerce? Punterà molto sui video? Userà i pacchi di Amazon per distribuire copie del Post? Cosa sperimenterà?

Questo ha probabilmente convinto anche la famiglia Graham a vendere. Come ha spiegato Donald Graham allo stesso Washington Post , "la mia famiglia e io eravamo scioccati all'idea di vendere ma quando è emersa la possibilità di chiudere un accordo con Jeff Bezos ci siamo sentiti sollevati". E ha aggiunto: "Il Post sarebbe sopravvissuto sotto la nostra proprietà e avrebbe fatto profitti ancora nell'immediato futuro. Ma noi vogliamo di più che sopravvivere. Non dico che questa operazione ha un successo assicurato ma ci dà più chance di avere successo".

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