L’industria farmaceutica nel Sud: la mappa delle imprese

Ecco quali sono dall’Abruzzo alla Sicilia, i numerosi stabilimenti sia di multinazionali che di imprenditori locali di assoluto rilievo

L’insegna di Pfizer – Credits: Mario Tama/Getty Images

Federico Pirro

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Federico Pirro è docente dell'Università di Bari. Su Panorama.it parla di Sud e delle potenzialità di un territorio spesso denigrato ma ricco di molte ricchezze

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I dati di sintesi che caratterizzano nel nostro Paese il comparto farmaceutico secondo le rilevazioni di Farmindustria sono i seguenti: 174 fabbriche con 62.300 addetti diretti - il 90% dei quali laureati e diplomati - più altri 60mila nell’indotto; 6mila occupati nella R&S, 28 miliardi di euro di produzione con un  70% destinato all’export, una crescita di quest’ultimo del 65% negli ultimi cinque anni, rispetto al + 7% della media dell’intera industria manifatturiera nazionale.

Un settore strategico, dunque, che vede l’Italia al 2° posto in Europa alle spalle della Germania per valore assoluto della produzione: un comparto ad elevata produttività su cui puntare per far ripartire l’industria nazionale, soprattutto quella high-tech.

Ma uno degli elementi più rilevanti che emerge dalle rilevazioni di Farmindustria  riguarda la significativa presenza della farmaceutica anche nell’Italia meridionale. Dall’Abruzzo alla Campania, dalla Puglia alla Sicilia, sono numerosi infatti gli stabilimenti sia di multinazionali che di imprenditori locali: siti di assoluto rilievo anche a livello internazionale per valore delle produzioni, numero di addetti e volumi di esportazioni.

In Abruzzo - ove si contano in totale 2.305 addetti al comparto - a L’Aquila la multinazionale francese Sanofi ha uno stabilimento con 350 occupati ed un secondo lo ha in esercizio a Brindisi con 240 persone, interessato negli ultimi anni da massicci investimenti incentivati da due contratti di programma della Regione Puglia, il 1° per 20,3 milioni, di cui 5,3 milioni di risorse pubbliche, e il 2° di 29,8 milioni, con 8,2 di incentivi.

La multinazionale tedesca Merck Serono ha un impianto nella zona industriale di Bari con 173 occupati, che è interessato da un nuovo investimento di 49,3 milioni, di cui 11,2 di parte pubblica, corrisposti dalla Regione Puglia. Altre aziende farmaceutiche nella regione fanno capo a imprenditoria locale come la Farmalabor di Canosa (Ba) e la Lachifarma di Zollino (Le), mentre la provincia di Bari nel 2014 ha esportato beni del settore per 1.180 milioni di euro - prima voce in assoluto dell’export provinciale - collocandosi al 5° posto fra le province italiane per vendite all’estero di beni del comparto dopo Latina, Frosinone, Ascoli Piceno e Milano.

Un’altra azienda del barese meritevole di segnalazione è la Itel telecomunicazioni di Ruvo di Puglia che con la sua divisione farmaceutica ha iniziato a produrre con successo radiofarmaci per terapie anticancro.

Ma anche la provincia di Napoli - ove si segnala il grande stabilimento della Novartis a Torre Annunziata con 413 occupati - ha esportato nel 2014 prodotti farmaceutici per 706 milioni, collocandosi all’8° posto nella graduatoria nazionale. Anche la Sicilia vanta una presenza rilevante di aziende del settore, in particolare a Catania ove opera un grande stabilimento della multinazionale Pfizer con 750 occupati ed uno della Sifi, specializzata in prodotti per patologie oculari con 383 addetti; anche la provincia etnea esporta quote apprezzabili di beni farmaceutici.

Ora, se quelle appena citate sono nel Sud le multinazionali maggiori, non mancano nelle stesse aree o in territori contigui altre industrie farmaceutiche, come ad esempio la Angelini e la Dompé a L’Aquila, la Pierrel a Capua (Ce), la Pr Chimica a Galatina nel Leccese: tutte aziende, come quelle più rinomate, con processi produttivi tecnologicamente molto avanzati, alcune delle quali forniscono i principi attivi per successive produzioni farmaceutiche in altri siti degli stessi gruppi o di industrie diverse.

È opportuno rilevare inoltre che soprattutto gli stabilimenti maggiori e le holding cui fanno capo hanno stabilito da anni proficui rapporti di collaborazioni con Università del Sud, loro laboratori di ricerca e corsi di laurea in scienze e tecnologie farmaceutiche e biotecnologie, fra i quali si segnalano quelli del Dipartimento di farmacia dell’Ateneo barese diretto dal prof. Roberto Perrone, che fra l’altro ha dato vita ad uno spin-off, in cui ha messo a punto un kit per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.  
Anche nel comparto della farmaceutica, dunque, il Mezzogiorno vanta nel suo tessuto manifatturiero presenze di multinazionali e di industrie meridionali che assicurano occupazione qualificata e rilevanti volumi di esportazione.

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