Fonsai: le tappe dell'inchiesta a Torino

L'arresto della famiglia Ligresti arriva dopo un anno di indagini partite dall'esposto presentato dai soci di minoranza della compagnia. Sotto la lente dei pm di Milano invece l'operato dell'ex presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini

Salvatore Ligresti e sua figlia Jonella (SERGIO OLIVERIO / IMAGOECONOMICA)

Massimo Morici

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Per capire come si sia arrivati all'arresto della famiglia Ligresti (Salvatore e i figli Paolo, Jonella e Giulia) e degli ex vertici della compagnia Fonsai, un provvedimento che va di pari passo con le indagini della Procura di Milano a carico dell'ex presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini, bisogna risalire alle indagini avviate lo scorso anno dalla Procura di Torino.

Due, infatti, sono le principali inchieste della magistratura che coinvolgono l'ex costruttore di Paternò per fare luce sulle cause che hanno portato al tracollo di uno dei principali gruppi finanziari italiani: quella della Procura di Milano, sul presunto patto occulto tra l’ex proprietario di Fondiaria Sai e il suo principale creditore, Mediobanca, durante il cosiddetto salvataggio della galassia Ligresti; e quella appunto dei magistrati del capoluogo piemontese sull'occultamento al mercato di un "buco" nella riserva sinistri di circa 600 milioni di euro.

Un'informazione sensibile, quest'ultima, e determinante per le scelte degli investitori, la cui mancata comunicazione avrebbe provocato un grave danno ad almeno 12.000 risparmiatori.

L'esposto dei soci di minoranza
Gli ultimi clamorosi sviluppi rientrano all'interno di quest'ultima inchiesta aperta dalla Procura di Torino, sede legale di Fonsai, la scorsa primavera a seguito degli esposti presentati dai soci di minoranza del gruppo assicurativo, come riportato ampiamente dalla stampa negli scorsi mesi. L'ipotesi secondo i magistrati inquirenti era la seguente: i vertici della compagnia avrebbero "truccato" la voce destinata alla cosiddetta riserva sinistri nel bilancio della società, per poi comunicare ai mercati notizie false sul bilancio della compagnia quotata in borsa, alterando il prezzo delle sue azioni.

Nel mirino dei magistrati, all'inizio, erano finite solo le irregolarità della gestione del gruppo nel periodo 2008 - 2011, ma poi le indagini si sono estese anche agli anni precedenti.

Nel corso della conferenza stampa, indetta oggi poche ore dopo gli arresti, il procuratore aggiunto Vittorio Netti ha precisato che l'indagine sarebbe partita da una segnalazione della Consob: nell'aprile del 2012 avrebbe avanzato sospetti sulla correttezza dei bilanci della compagnia assicurativa. A seguito di quella segnalazione, ha aggiunto Netti, ve ne fu poi una seconda giunta dall'Isvap, l'authority deputata alla vigilanza degli istituti assicurativi.

Il ruolo dell'ex presidente dell'Isvap
Tuttavia la Procura di Torino stessa negli scorsi mesi aveva sollevato più di un dubbio sul ruolo interpretato nella vicenda da quest'ultima authority. Lo scorso agosto, infatti, otto ex amministratori della società si sono visti notificare un avviso di garanzia per falso in bilancio, mentre l'inchiesta a poco a poco cominciava ad allargarsi anche alle istituzioni, coinvolgendo direttamente un nome eccellente come quello di Giancarlo Giannini, ex presidente dell'Isvap.

Nei mesi successivi, infatti, ulteriori perquisizioni delle Fiamme gialle nelle sedi di Fonsai in diverse città italiane hanno portato al sequestro di computer, hard disk e altro materiale informatico, per capire se nella compagnia era stata effettuata la chiusura apparente di sinistri, in realtà ancora aperti, allo scopo di abbassare la riserva (la somma destinata ai potenziali pagamenti) prevista in bilancio: tale pratica, infatti, oltre a permettere la distribuzione di maggiori utili, configura il reato di falso in bilancio. 

E lo scorso ottobre, sempre su input dei magistrati torinesi, le Fiamme gialle hanno perquisito proprio l’ufficio di Giannini, al quale era stato notificato un avviso di garanzia per l’ipotesi di reato di concorso in falso in bilancio, per verificare presunti inadempimenti o ritardi nel controllo sulle assicurazioni negli anni 2009 - 2011: i pm volevano capire se il controllore avesse fatto finta di niente pur essendo a conoscenza della reale situazione dei conti di FonSai. 

Un'ipotesi, quest'ultima, su cui sta facendo luce ora anche la Procura di Milano che starebbe indagando l'ex presidente dell'Isvap per corruzione e calunnia nell'ambito delle vicende FonSai, come riporta il Corriere della sera, che parla di quasi dieci anni di occhi chiusi sulla società di Salvatore Ligresti (la durata del mandato di Giannini) in cambio della sua nomina (poi non andata in porto) a futuro componente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

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