Fiat-Chrysler, due volti di una stessa azienda

Il Lingotto fa utili. Ma solo grazie alla consociata americana. Luci e ombre del gruppo guidato da Marchionne

L'amministratore delegato di Fiat group Sergio Marchionne (Credits: Paul Sancya/AP Photo/LaPresse)

Giuseppe Cordasco

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Si sono fatti sentire subito in Borsa gli effetti degli ottimi risultati annunciati ieri dalla Chrysler , con il titolo della Fiat che a Piazza Affari in apertura di seduta stamattina veniva segnalato in rialzo. Un risultato scontato visto che, come accennato, il marchio americano di Detroit controllato dal Lingotto ha messo a segno numeri importanti: profitti netti per 381 milioni di dollari, in rialzo dell’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e ricavi in crescita del 18% a 15,5 miliardi di dollari. Il tutto grazie alle 556 mila vetture vendute nel periodo luglio-settembre, ben il 12% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.

Poi la situazione si è capovolta sui mercati. E il titolo Fiat ha iniziato a scendere, scendere, scendere fino a superare il 3% di perdite. Il motivo? Semplice: sono usciti i conti di gruppo, quelli della Fiat group che hanno messo in evidenza la realtà nel suo complesso: è vero il gruppo fa utili, ma solo grazie a quella Chrysler così forte ed economicamente solida da essere anche al centro degli ultimi strascichi di campagna elettorale per le presidenziali americane .

Ed ecco i numeri: tra luglio e settembre Fiat ha realizzato un utile netto di 286 milioni di euro, più del doppio rispetto ai 112 milioni di euro dello stesso periodo del 2011 e a fronte di 20,4 miliardi euro di ricavi (+16%). Vanno bene America e Asia. L'Europa, invece, è un bagno di sangue: rosso per 238 milioni di euro.

Ma guardiamo i totali: nei primi nove mesi dell'anno il gruppo ha venduto 3,1 milioni di veicoli. L'indebitamento netto è di 6,7 miliardi (a giugno erano 5,4) ma in cassa ci sono 20 miliardi di liquidità (di cui solo 3 non utilizzabili). Per la fine del 2012 conta di raggiungere un indebitamento di 6,5 miliardi di euro e profitti per 1,2 miliardi.

A pesare positivamente, la Chrysler in America. A pesare negativamente la Fiat in Europa.

Chrysler ha visto infatti salire la propria quota di mercato negli Stati Uniti all’11,3%, un valore che arriva fino al 14,3% in Canada. I responsabili del marchio americano hanno spiegato che oltre alle vendite sono aumentati anche i prezzi dei veicoli, un mix alla base del boom che nei nove mesi dell’anno si traduce in un fatturato di 48,632 miliardi di dollari, in crescita del 22% rispetto ai 39,852 miliardi dello stesso periodo del 2011.

Le previsioni del marchio di Detroit sono di 2,3-2,4 milioni di auto per l’intero 2012, con un utile netto previsto a 1,5 miliardi di dollari su 65 miliardi di dollari di ricavi.

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