Ferrari, scorporo da Fca e quotazione a Milano: ecco le ragioni

Dietro le due operazioni, la scelta di confermare l’italianità dell’azienda e quella di lanciare un marchio del lusso globale

Ferrari-Marchionne

Sergio Marchionne, ad di Fca, che ha deciso la quotazione di Ferrari – Credits: Benvenuti/Ansa

Giuseppe Cordasco

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La quotazione di Ferrari alla Borsa di Milano, che dovrebbe partire il prossimo 4 gennaio, e il sì dell’assemblea dei soci Fca ad Amsterdam allo scorporo del Cavallino dal Gruppo, sono due operazioni che mirano ad obiettivi di ampio respiro. A chiarire i retroscena di queste scelte, ancora una volta pilotate abilmente dall’ad di Fca Sergio Marchionne, è l’economista Giuseppe Berta esperto di automotive. “Per quanto riguarda l’esordio sul listino di Piazza Affari – esordisce Berta – si spiega con due ordini di questioni. Da un lato si vuole innanzitutto ribadire con forza l’italianità dell’azienda. Una faccenda questa molto cara a tanti osservatori esterni, ai quali ora Marchionne sembra rispondere affermando ancora una volta che Ferrari è italiana e resterà nel nostro Paese”. La seconda ragione legata alla quotazione è decisamente meno romantica e attiene ad esigenze più strettamente finanziarie.

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“Ovviamente – fa notare infatti Berta – si è voluto anche mettere a valore un patrimonio molto importante. Se vogliamo è un po’ la conferma di quello che, forse poco elegantemente, Luca di Montezemolo ha definito la funzione di bancomat della Ferrari per Fca”. D’altronde, e questo non è un mistero, l’indebitamento del gruppo italo-statunitense resta ancora rilevante, e l’apporto che in questo senso potrà arrivare da risorse fresche provenienti dalla quotazione “italiana” di Ferrari sarà quanto mai positivo. Ben più strategico e di lunga gittata, sembra essere invece l’obiettivo che si vuole perseguire con lo scorporo dell’azienda di Maranello dal Gruppo Fca.

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“Secondo il mio personale punto di vista – fa notare sempre Berta – in questo caso si è voluto fare un investimento sul valore globale del marchio Ferrari. Mi spiego meglio. Il brand del Cavallino, per convinzione generale ormai, non è più soltanto legato al mondo dell’auto, ma ha un suo valore specifico nel più ampio mercato del lusso ed è qui che un domani potrebbe essere vantaggiosamente speso”. In sostanza, lo scenario da immaginare è quello di un marchio Ferrari, ben custodito nel portafoglio della Exor, la holding di casa Agnelli, che un giorno diventa polo di attrazione per altri brand del lusso, e che grazie ad alleanze e fusioni riesce a dare vita ad un vero e proprio colosso del settore. “Insomma – insiste Bertsa – il brand di Maranello potrebbe svolgere un ruolo di aggregatore del lusso, con prospettive molto promettenti. In questo senso era importante allora sganciarsi dal mondo dell’auto, per cominciare ad avere una propria specifica autonomia”.

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Un’autonomia che però, nonostante lo scorporo, resta sempre fortemente ancorata proprio a quel settore auto da cui sembra volersi allontanare. E ad assicurare questo persistente legame, ci pensa una persona. “Il garante dell’operazione è Sergio Marchionne – sottolinea infatti Berta -. Non a caso se è lui a dare il via libera allo scorporo, è anche vero che lui resta amministratore delegato di Fca e presidente di Ferrari, mantenendo dunque ben saldi i legami tra i due mondi. Anche perché – conclude l’economista - il traino di Ferrari è fondamentale per il rilancio di Fca e in particolare di nuovi modelli di vetture, soprattutto di quelli legati all’Alfa Romeo”.

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