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Fca-Gm: ecco perché ora la fusione si può fare

Secondo Sergio Marchionne, il neo presidente americano Donald Trump approverebbe l’operazione

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Giuseppe Cordasco

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È il vero chiodo fisso di Sergio Marchionne: realizzare la fusione tra Fca e General Motors. Un’operazione che il manager italo-canadese ha in mente ormai da tempo e che vorrebbe riuscire a condurre in porto prima della fine del 2018, anno nel quale ha annunciato che lascerà la guida di Fca. E la conferma di questa sorta di fissazione, che poggia però su solide motivazioni strategiche e industriali, è data dalla periodica regolarità con cui lo stesso Marchionne torna sull’argomento. Ultimo esempio quello di qualche ora fa, quando il numero uno di Fca, parlando ancora una volta dell’opportunità di un’alleanza tra Fca e Gm, ha sottolineato con convinzione che il neo presidente americano Donad Trump molto probabilmente approverebbe un’operazione di questa natura.

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Un’uscita che a molti è sembrata quasi una richiesta, neanche tanto implicita, di una sorta di coming out sulla questione da parte del nuovo inquilino della Casa Bianca. E chissà che Trump, anche già prima del 20 gennaio, data ufficiale del suo insediamento, non trovi modo e tempo per esprimersi proprio su questa vicenda, visto anche il suo forte interesse all’evoluzione del comparto automobilistico americano. Un’evoluzione che lo stesso neo presidente Usa sta cercando in un qualche modo di pilotare in senso autarchico, minacciando l’introduzione di dazi doganali sulle vetture prodotte fuori dai confini nazionali. Una presa di posizione che, tra l’altro, ha subito spinto Ford e a ruota Fca, ad annunciare importanti investimenti produttivi proprio negli Usa.

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Ma il vero salto di qualità industriale, come detto, Marchionne lo immagina possibile solo dopo la fusione con un altro big player del settore, che il numero uno di Fca ha individuato da tempo proprio in Gm. Da una fusione di questo tipo nascerebbe infatti il primo produttore di auto al mondo, con opportunità di integrazioni produttive e commerciali ritenute tra le più funzionali rispetto ad altri possibili alleati. Eppure finora dalla sponda Gm si sono sempre cordialmente respinte al mittente le proposte di matrimonio. E in particolare un tentativo di approccio tra i più convinti finì nel vuoto nel 2015, con l'amministratore delegato Mary Barra che chiuse la porta a una possibile intesa con Fca, convinta che Gm potesse raggiungere i suoi target da sola.

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E così, pur restando in cima agli interessi di Marchionne, il capitolo di Gm era sembrato fosse stato, almeno momentaneamente, accantonato. In queste ore però c’è stato questo nuovo ritorno di fiamma, che ancora una volta però sembra non aver raccolto grande interesse a sentire il portavoce di Gm che, con l'agenzia Bloomberg, senza mezzi termini ha affermato che la sua azienda sta bene da sola. Chissà però che la chiamata in causa diretta del neopresidente Usa Trump non possa aprire spiragli di intesa in passato impensabili. Staremo a vedere.

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