Ermenegildo Zegna: questa lana vale 2 miliardi

Viaggio nel business laniero tra i più pregiati al mondo

Balle di lana merino usate da Ermenegildo Zegna per la creazione dei suoi abiti (Credits: Ufficio Stampa Ermenegildo Zegna)

Antonella Matarrese

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- da Sydney

Un metro e 90 di altezza, spalle da rugbista e faccia bruciata dal sole: Grain, 41 anni, è uno dei tosatori di pecore merino più ricercati dell’intero New England, la regione a nord-est di Sydney con la maggior concentrazione di fattorie d’Australia. Il lavoro per cui viene pagato 500 dollari al giorno per sei mesi l’anno consiste nel guardare negli occhi la pecora, afferrarla dalle zampe anteriori mentre la abbraccia per tranquillizzarla e poi tosarla con la maestria di un barbiere vecchio stile, senza tagli né imperfezioni. A fine giornata sotto le sue mani passano circa 200 «clienti».

«Ho imparato da mio padre e lui da mio nonno» racconta dopo avere tosato una delle 15 mila pecore che costituiscono il gregge della Farm Kentucky Station. Che non è neanche la più grande fattoria della zona: da queste parti ci sono greggi di 200 mila pecore. Nulla di straordinario, se si pensa che l’Australia ha 20 milioni di abitanti e 70 milioni di pecore.

«La qualità non è un concetto astratto. Al contrario, è tangibile e in continua evoluzione. Per noi è quasi una pratica di vita»: per capire fino in fondo questa filosofia, che ispira la famiglia Zegna da più di 100 anni, il marchio biellese ha organizzato un grande evento nel principale paese produttore di lana al mondo, l’Australia appunto, dove il commercio del prezioso filato rappresenta un’importante voce dell’export nazionale. Qui vengono prodotti circa 250 milioni di chilogrammi di lana all’anno per un valore intorno ai 2 miliardi e mezzo di dollari australiani, poco meno di 2 miliardi di euro. L’occasione è rappresentata dal cinquantesimo anniversario dell’Ermenegildo Zegna wool awards, trofeo che premia la migliore qualità di lana merino prodotta dalle fattorie «aussie».

Alla semplicità e alla durezza della vita nelle farm si contrappone la complessità del business laniero, che qui ha il suo apice nel circuito delle aste, dove si incontrano venditori e compratori. Fra questi ultimi, in Australia i più quotati sono solo 20. Sono loro che si aggiudicano le balle di lana più interessanti per le aziende di tutto il mondo, da quelle cinesi alle italiane, ancora le maggiori acquirenti delle partite più pregiate. I prezzi variano di asta in asta e bisogna tener presente che da ottobre a giugno se ne tiene almeno una alla settimana. Si può passare da una media di 20 euro al chilo fino a raggiungere i 1.000 dollari al chilo per una lana con fibra dalla finezza sotto i 13 micron. «Fino ai 15 micron i prezzi sono legati all’andamento delle aste. Sotto i 15 le quantità si riducono e si passa alle edizioni limitate, le cui balle eccezionalmente possono raggiungere i 50-60 mila dollari al chilo» spiega Giovanni Schneider, ad dell’omonima azienda di famiglia che si occupa di acquistare fibre tessili pregiate in giro per il mondo.

«Negli anni 20 metà della produzione di lana veniva acquistata in Gran Bretagna, ma il nonno Ermenegildo già allora preferiva la varietà superfine dell’Australia» ricorda Gildo Zegna, ceo del gruppo tessile del lusso. «L’azienda era stata aperta nel 1910 e questo fa capire quanto sia stato un pioniere. Fu tra i pochi a intuire che la lana di qualità rappresentava il futuro per il tessile di lusso e tra i primi a convincere gli allevatori australiani a puntare sulla qualità, inizialmente a discapito dei profitti. I trofei, inaugurati nel 1963, hanno continuato sulla scia della promozione di tale qualità, a sostegno degli sforzi degli allevatori».

I ricordi di Gildo Zegna ricostruiscono la storia fino ad arrivare ai festeggiamenti per la 50esima edizione del trofeo Wool awards. Una mostra multisensoriale allestita nello storico Royal Hall of industries, a Sydney, seguita da una sfilata con una capsule collection. E per finire il premio vero e proprio, che anche quest’anno è andato alla famiglia Hudny della Windradeen farm, le cui balle di lana hanno raggiunto 11,5 micron. Tutto in onore della lana, la più ecologica delle fibre, perché un abito, una volta dismesso, diventa biodegradabile. «In un ciclo completo, dalla natura alla natura» come ama ricordare Annie Hutchison, proprietaria della Kentucky farm.

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