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Eni, cosa cambia dopo la scoperta del maxi-giacimento

Il gruppo petrolifero del cane a sei zampe trova nuove risorse in Egitto. Una buona notizia per il titolo della società e (forse) anche per l'Italia

La più grande scoperta di gas nel Mediterraneo e una delle maggiori a livello mondiale. E' stato definito così il rinvenimento da parte di Eni di un maxi giacimento offshore in Egitto, in una zona che si trova attorno al delta del Nilo sotto la giurisdizione del governo del Cairo. Il potenziale di produzione del nuovo sito esplorativo, che si chiama Zohr ed è situato a 1.450 metri sotto il livello del mare, risulta enorme: circa 850 miliardi di metri cubi di gas, capaci di dare l'autosufficienza energetica all'intero Egitto.


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Assieme al governo del Cairo, a festeggiare c'è oggi l'intero gruppo Eni. “E' un giorno importante per la nostra azienda”, ha commentato l'amministratore delegato, Claudio Descalzi, sottolineando come Eni stia continuando a credere sul valore strategico del Nord Africa, non solo dell'Egitto ma anche della Libia, un'area in cui è presente sin dagli anni '50 del secolo scorso. La scoperta del maxi-giacimento nel Mediterraneo, infatti, può avere due diversi tipi di implicazioni. Le prime sono quelle di ordine finanziario. A Piazza Affari, il titolo Eni si lascia alle spalle un anno tutt'altro che da incorniciare: a causa del crollo del prezzo del greggio, infatti, le azioni hanno perso il 23% negli ultimi 12 mesi, il 12% nell'arco di un semestre e l'8,5% soltanto ad agosto.


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Oggi, le azioni della società hanno aperto le contrattazioni con un balzo di oltre il 3%, per poi ritracciare nel pomeriggio verso un progresso più modesto (+1%). La notizia della scoperta in Egitto ha però spinto diversi analisti a rinnovare la propria fiducia verso il titolo Eni. In particolare, l'ufficio studi di Banca Akros considera il rinvenimento delle nuove risorse un risultato straordinario e ha confermato il proprio rating buy (comprare) sulle azioni del gruppo guidato da Descalzi. Dello stesso parere sono anche gli analisti di Bank of America- Merrill Lynch che, per le quotazioni del titolo, individuano un potenziale di rialzo sino a 20 euro, dai 14 euro attuali.


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Più che sulle quotazioni di borsa, però, la scoperta del maxi-giacimento in Egitto può avere anche delle notevoli implicazioni geopolitiche, favorevoli all'Italia.  E' vero che gran parte delle risorse estratte serviranno al governo del Cairo e che, come ha confermato alla stampa lo stesso Descalzi, ci vorrà almeno un paio di anni per vedere la produzione di gas entrare a regime, giacché occorre costruire i pozzi e le condotte di trasporto. L'amministratore delegato di Eni ha però aggiunto un particolare importante: dopo aver soddisfatto la domanda egiziana, il nuovo giacimento ha buone probabilità di rifornire anche l'impianto di rigassificazione che Eni dispone nel porto di Damietta, sul delta del Nilo, da cui la materia prima può partire in abbondanza alla volta dell'Italia. Se le attività di esplorazione ed estrazione andranno avanti senza intoppi, dunque, il nostro paese potrebbe aver trovato una nuova e importante fonte di approvvigionamento, per liberarsi dalla sua tradizionale dipendenza da due grandi fornitori: la Russia e l'Algeria.


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