Embraco: l'accordo per i dipendenti in 5 punti

Lo stabilimento venduto da Whirpool rischiava la chiusura: salvi tutti i lavoratori con stessi diritti e retribuzioni

Embraco

Il presidio dei lavoratori dell'Embraco durante l'assemblea con il ministro Carlo Calenda il 6 marzo 2018. – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Massimo Morici

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C'è il lieto fine alla vicenda dell'Embraco di Riva di Chieri, vicino Torino. L'azienda brasiliana del gruppo Whirlpool a gennaio ha deciso di licenziare 500 persone nel suo stabilimento piemontese e di trasferire la produzione di compressori per frigoriferi in Slovacchia.

Una storia già vista nel nostro paese: quando una fabbrica passa a una multinazionale, il rischio è che prima o poi decida di chiuderla per delocalizzare la produzione in un paese dove il costo del lavoro è più basso. Questa volta però i lavoratori sono salvi. Vediamo il perché.

Lo storia dello stabilimento

Costruito dalla divisione della Fiat che produceva i frigoriferi, la Fiat Aspera nel 1985 lo cedette all'americana Whirpool. Al picco di produzione negli anni '90 vi lavoravano 2.500 persone. Il declino è iniziato con il nuovo millennio, quando la multinazionale americana passò lo stabilimento alla sua controllata brasiliana Embraco, che in quegli anni stava aprendo uno stabilimento in Slovacchia (nel 2004): alla fine tra i due, il gruppo preferì quello a Est e iniziò così a ridurre il lavoro a Riva di Chieri.

La lettera a gennaio

L'idea dei top manager? Spostare tutta la produzione in Slovacchia. Il personale col passare degli anni è stato ridotto all'osso fino all'invio a gennaio di una lettera ai 500 dipendenti rimasti in cui Embraco annunciava il licenziamento collettivo. Il governo ha chiesto di ritirare i licenziamenti, di trasformarli in cassa integrazione in attesa di una soluzione.

L'azienda ha risposto picche, mandando su tutte le furie il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, che ha chiesto a Bruxelles di verificare che le offerte del governo slovacco a Embraco fossero in linea con la normativa europea sugli aiuti di stato.

La soluzione per reintegrare i lavoratori

Per salvaguarde i 497 ex lavoratori di Embraco sono state chiamate a entrare nella partita due aziende, che utilizzeranno lo stabilimento di Riva di Chieri: la israeliana Venture Production, che sarà associata a una società con capitale cinese, che punta a produrre robot per la pulizia di panelli fotovoltaici e filtri per l'acqua; e l'azienda torinese Astelav, che si occupa della rigenerazione di frigoriferi usati.

Il ruolo del ministro Calenda

Nella vicenda si è speso molto il ministro Calenda, che, di concerto con i sindacati, è riuscito a far riassorbire "tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni, senza nessun supporto di denaro pubblico", come ha spiegato lo stesso ministro al termine di un incontro che si è tenuto con le due aziende al Mise nei giorni scorsi.

Stessi diritti, stesse retribuzioni

La joint venture israelo-cinese si è impegnata ad assumere circa 350 dipendenti, come anticipato dal Corriere della sera, mentre l'Astelav gli altri 40. Altri 70 dipendenti hanno deciso di lasciare l'azienda in questi mesi utilizzando gli incentivi offerti dall'Embraco: il numero dei lavoratori da reinserire è sceso, quindi, a 430. Venerdì 18 maggio, a Torino, dovrebbero essere formalizzati i passaggi formali.

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