Aziende

Dieci frasi che spiegano la rivoluzione di Marchionne con il sindacato

Dal miglioramento delle condizioni degli stabilimenti al superamento dell'articolo 18 e della "tirannia della minoranza"

marchionne thesis

Guido Fontanelli

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Durante i 14 anni di regno alla Fca, Sergio Marchionne ha lasciato un segno profondo nelle relazioni con i sindacati. Quasi una rivoluzione, che ha portato al superamento delle rigidità del contratto nazionale dando più peso ai contratti aziendali.

Un risultato che è stato raggiunto a costo di scontri durissimi: nell’aprile del 2010 Fiat disdice il contratto nazionale, poi esce da Confindustria e due distinti referendum tra i lavoratori di Pomigliano e Mirafiori alla fine danno ragione a Marchionne, mettendo la Fiom e la Cgil in un angolo.

Nel 2015 il gruppo modifica il meccanismo retributivo inserendo dei premi di risultato. Forse è anche per colpa di questo rapporto difficile con il manager che sia la Fiom sia la Cgil hanno evitato di accodarsi al fiume di dichiarazioni rilasciate mentre l’ex amministratore delegato di Fca è in ospedale a Zurigo.

Dietro alle scelte di Marchionne c’era una strategia ben precisa: creare più lavoro abbattendo le rigidità e le storture del sistema italiano. E per capire che cosa ne pensava, ecco alcune sue frasi rivelatrici:

Via il degrado

"Mi ricordo i primi 60 giorni dopo che ero arrivato qui, giravo tutti gli stabilimenti e poi, quando tornavo a Torino, il sabato e la domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e farli vivere in uno stabilimento così degradato?" .

Gestire le anomalie

"Meno della metà dei nostri dipendenti appartiene a una sigla sindacale; il 12,5% dei dipendenti è iscritto alla Fiom. A Pomigliano non abbiamo tolto il minimo diritto, abbiamo cercato di assegnare la responsabilità della gestione di uno stabilimento ai sindacati per gestire insieme a loro le anomalie".

L'importanza di restare in Campania

"Se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo, credo, un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la camorra è molto attiva. Considerando l’indotto lavorano 20.000 persone".

Calcio e assenteismo

"Quando il 50% dei dipendenti si dichiara ammalato in un giorno specifico dell’anno, vuol dire che c’è una anomalia". In che giorno avviene tale anomalia? "Dipende da che partita c’è".

Polonia

"I nostri 6.100 dipendenti in Polonia producono oggi le stesse auto che si producono in tutti gli stabilimenti italiani".

Do ut des

"La proposta che abbiamo fatto è dare alla rete industriale di Fiat la capacità di competere con i Paesi vicini a noi, in cambio io sono disposto a portare il salario dei dipendenti a livello dei nostri Paesi vicini".

Articolo 18

"L’articolo 18 ce l’ha solo l’Italia. Meglio assicurare le stesse tutele ai lavoratori in uscita in modi diversi, analoghi a quelli in uso negli altri Paesi. Diversamente, le imprese estere non capiscono e non vengono qui a investire".

Minoranze

"Non è più accettabile la tirannia della minoranza nel mondo dei sindacati".

Non più soltanto dipendenti

"Mi chiedo quando il Paese capirà che noi non vogliamo lavoratori usa e getta, ma persone coinvolte, che si sentano parte di un progetto per il futuro".

Capitale vs lavoro

"Negli scorsi anni Fca ha dovuto fare i conti con un sistema di relazioni industriali stagnante basato su sterili contrapposizioni tra capitale e lavoro. Quei giorni sono finalmente finiti”"

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