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La crisi dell'olio e la difesa del made in Italy

Intervista all'onorevole Colomba Mongiello, vice presidente della Commissione d'inchiesta sulla Contraffazione

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Un motivo ci deve pur essere se quando si parla di olio in Italia si utilizza il sinonimo di oro verde. Purtroppo, però, l’annata 2014-2015 verrà ricordata come una delle peggiori degli ultimi 30 anni per una delle principali risorse della nostra terra e, come conseguenza immediata, si sta già registrando l’aumento del prezzo che andrà a incidere nella spesa degli italiani quasi stessimo parlando di petrolio, l’altro oro, quello nero.

Secondo l’ Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), la produzione di olio di oliva dovrebbe scendere quest’anno del 35% rispetto all’annata precedente. I motivi di una simile situazione sono tanti.

Onorevole Mongiello, il Governo e il Parlamento come devono affrontare questa situazione?

La crisi del comparto olivicolo è più grave di quanto si immaginasse un mese fa, e le stime sulla produzione del 2014 impongono al Parlamento ed al Governo di affrontarla partendo dalla mozione sottoscritta da oltre 70 deputati delle forze politiche di tutto l’arco parlamentare di adottare il Piano Olivicolo Nazionale.

Cosa prevede questo Piano?

Il documento chiede lo stanziamento di 90 milioni per la costituzione di un fondo di rotazione destinato a finanziare gli investimenti per il risanamento tecnico-colturale e varietale e la riorganizzare della rete di commercializzazione. E indica come modello il Piano agrumi attivato tra il ’99 e il 2003, con il placet dell’Unione Europea, per incrementare le superfici coltivate e aumentare le varietà prodotte.

Ma non si rischia di fare il solito investimento a pioggia senza risultati concreti?

Assolutamente no, anzi il Piano Olivicolo Nazionale avrebbe, oltre agli effetti economici, offrirà un positivo impatto anche sull’equilibrio ambientale del Paese, giacché l’ulivo è una delle piante che più e meglio difendono il terreno dal dissesto idrogeologico di cui il Paese ne ha assoluto bisogno.

Ottenere questo risultato nell’anno dell’Expo dedicato all’alimentazione sarebbe un preciso segnale sul ruolo che l’Italia intende assumere nel processo di evoluzione della produzione di cibo e dell’alimentazione.

Nel frattempo cosa è stato fatto in difesa dell’oro verde per cui gli italiani possono cominciare a stare tranquilli?

Un primo importante passo è stata l’approvazione definitiva da parte della Camera, il 21 ottobre scorso, della Legge Comunitaria 2013 bis per l’applicazione della salva olio e che prevede l’utilizzo del tappo antirabbocco nei ristoranti e in tutti gli esercizi pubblici in molti dei quali, oggi, si serve un liquido che ha il colore e l’odore dell’olio, ma di cui non sappiamo nulla.

Alcuni hanno ritenuto che quella a tutela dell’olio extravergine d’oliva sia stata un’anacronistica battaglia protezionistica.

Al contrario, il Parlamento, con il voto unanime sulla proposta di legge da me presentata, ha offerto l’opportunità di produrre serenamente olio miscelato evitando, però, di mentire ai consumatori nascondendo la carta d’identità del prodotto che acquistano. L’obiettivo, centrato, è quello di valorizzare la qualità e la tipicità delle nostre produzioni.

E’ un presidio di sicurezza alimentare per il Made in Italy, che garantisce l’originalità del suo contenuto impedendo miscele casalinghe o sostituzioni con prodotto a basso costo e di ignota provenienza. Le Bottiglie, una volta usate, devono essere buttate perché inservibili.

Quali sono le prossime mosse?

Ora possiamo e dobbiamo porci un altro obiettivo strategico: offrire ai produttori le risorse straordinarie necessarie al risanamento degli uliveti e allo sviluppo di politiche commerciali indirizzate all’export.

L’olio d’oliva è uno dei prodotti identitari del Made in Italy e della Dieta Mediterranea, Parlamento e Governo hanno il dovere di tutelarlo e promuoverlo.

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