Aziende

Bolloré e Singer, chi sono i due finanzieri che oggi si contendono Tim

Bretone l'uno e newyorkese l'altro. Storie parallele di due protagonisti della business community internazionale

Vivendi: Bolloré, lascio presidenza a mio figlio Yannick

Andrea Telara

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Paul contro Vincent e Vincent contro Paul. Dietro alla battaglia per il dominio su Tim, ci sono due protagonisti di lunga data della finanza internazionale, che vivono a migliaia di chilometri di distanza l'uno dall'altro e che prima d’ora  non avevano mai incrociato le armi.

Si tratta di Vincent Bolloré, patron del gruppo dei media francese Vivendi e di Paul Singer, creatore dell'hedge fund americano Elliott. Oggi Bolloré controlla di fatto Tim, la più grande compagnia di telecomunicazioni nazionale, con una maggioranza relativa del 24% del capitale. Il fondo Elliott, invece, è intenzionato a sfidare Vivendi e, dopo aver rastrellato nelle scorse settimane un po' di titoli di Tim, ora sta tessendo la tela delle alleanze per avere l'appoggio nell'assemblea degli altri fondi di investimento, italiani e stranieri, presenti nell'azionariato della compagnia telefonica..

Tra Bernheim e Sarkozy

Bolloré, classe 1952, è al 248esimo posto nella classifica stilata da Forbes degli uomini più ricchi del mondo, 11esimo in quella dei “Paperoni” di Francia. Viene da una dinastia di imprenditori bretoni che possiede attività industriali da quasi duecento anni. Oggi il finanziere transalpino non controlla soltanto Vivendi e Tim. Ha interessi un po' in tutto il mondo che spaziano dai media alla pubblicità per arrivare fino alla logistica, ai trasporti e all'agricoltura, soprattutto in Africa. In Italia ha più volte fatto affari, non appena ne ha fiutato l'occasione. E' stato infatti tra gli azionisti di maggior peso di Generali e oggi possiede ancora l'8% di Mediobanca.

Tutti conoscono i suoi legami professionali e politici. In primis quello con il suo grande maestro, Antoine Bernheim, banchiere francese scomparso nel 2012, che è stato a lungo alla presidenza di Generali proprio grazie all'appoggio di Bolloré. Altro legame noto è quello con l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy che anni fa, scatenando non poche polemiche, è stato persino ospitato dal finanziere bretone in  una vacanza a bordo del suo yacht. Del resto, le posizioni conservatrici di Bolloré non sono certo un mistero tanto che l'ex-presidente francese Francois Hollade lo ha addirittura definito un integralista cattolico.

Un avvoltoio a Manhattan

Politicamente conservatore, ma con accenti ben diversi, è anche il rivale di Bolloré dentro Tim: Paul Singer, classe 1944 che non ha mai nascosto le sue simpatie repubblicane. Le posizioni liberiste e di destra in economia non gli hanno tuttavia impedito di sposare una causa progressista, sostenendo e finanziando le associazioni Lgbt che difendono i diritti dei gay, delle lesbiche e dei transgeder. La decisione è maturata dopo che il suo suo figlio Andrew ha fatto coming out, ha dichiarato la propria omosessualità e si è unito in matrimonio con il compagno.

A differenza di Bolloré, Singer, che oggi è per Forbes al 745esimo posto nella classifica degli uomini più benestanti del pianeta, non è nato ricchissimo. La sua era una famiglia della middle class ebrea di Manhattan, suo padre era farmacista e sua madre una casalinga. Dopo una laurea in legge ad Harvard e un'esperienza da avvocato nel settore bancario, ha creato la Elliott Management Corporation, rastrellando poco più di un milione di dollari da parenti e conoscenti vari.

Tutto ciò accadde il 1977, anno che segna l'inizio della lunga storia di un hedge fund che ha fatto una montagna di soldi, spesso speculando sul debito pubblico di paesi sull'orlo del fallimento come l'Argentina e il Perù. Da qui il soprannome di fondo avvoltoio, per via della determinazione con cui porta avanti le cause legali internazionali per avere il pieno rimborso dei bond governativi acquistati.

Ora il fondo avvoltoio è impegnato in una battaglia diversa, che ben poco ha a che fare con i debiti pubblici degli stati. E' la battaglia per il dominio su Tim che vede in prima linea Vivendi e il fondo Elliott mentre nelle retrovie ci sono due strateghi di prim'ordine: Paul e Vincent, schierati l'uno contro l'altro.

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