Aziende

Alpitour: i pretendenti sul leader italiano delle vacanze

Il tour operator consolida il primato con Eden Viaggi ma finisce nel mirino di molti, Barceló in testa

L'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino

Alessandra Gerli

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Il primo tour operator d'Italia, Alpitour, ha inglobato il secondo, Eden Viaggi, strappandolo a sorpresa alle mire della terza catena alberghiera spagnola, Barceló.

I pretendenti di Alpitour

È reduce dal migliore anno della sua storia, nel 2017 l'ebitda è schizzato a quasi il 4 per cento su 1,2 miliardi di euro di vendite. Ma ora è finito a sua volta nel mirino di uno stuolo di presunti pretendenti. Nell'elenco, secondo i rumours ci sarebbero il colosso tedesco Tui, numero uno mondiale del turismo, che di Alpitour fu già socio al 10 per cento nei primi anni Duemila, e la conglomerata cinese Fosun, azionista di riferimento del francese Club Med.

Altre indiscrezioni danno per certo l'interesse del fondo di diritto lussemburghese Peninsula, ex socio di Ntv-Italo, e quello del tour operator spagnolo Wamos.

Identikit del gruppo Barceló

L'unico per ora uscito allo scoperto, però, è proprio il gruppo Barceló. La partita si sta giocando in questi giorni. Sul piatto, un pacchetto pari a poco più del 35 per cento del tour operator che fu della famiglia Agnelli, ovvero le quote, equamente divise a metà, di due fondi gestiti dalla Wise sgr di Paolo Gambarini e Michele Semenzato, e dalla J. Hirsch & Co. di Mario De Benedetti e Jean-François André Aron, che acquistarono Alpitour dalla Exor sei anni fa. Se per i due fondi sembra arrivato il tempo del realizzo, Barceló ha rivelato di aver fatto un'offerta per Alpitour propriona Wise e Hirsch. Le trattative, ha specificato con una frecciatina, sono iniziate mentre Alpitour stava negoziando con Eden.

Barceló è un gruppo familiare dalle spalle forti. Sede a Maiorca, ha chiuso l'ultimo bilancio con 3 miliardi di euro di fatturato, 380 milioni di ebitdae 150 di utile, che salgono a 240 con le poste straordinarie. Con l'intento di entrare nel mercato italiano dei viaggi e "competere con Alpitour, l'unico grande del Paese", era sul punto di far suo Eden Viaggi, numero due del turismo tricolore con 400 milioni di fatturato. Ma Alpitour le ha soffiato la preda in volata, grazie a un "accordo strategico" con Eden siglato in gran segreto, che sarà perfezionato "nei prossimi mesi", i cui dettagli sono ancora sconosciuti. Barceló non si è scoraggiato, ha rilanciato su Alpitour.

Lo sbarramento di Asset Italia

A ridimensionarne le aspirazioni, però, potrebbe esserci il gotha del capitalismo nazionale, famiglie del calibro dei Lavazza, i Lunelli, i Branca, i Seragnoli e molte altre, riunite in Asset Italia, l'ultima creatura della Tip, la boutique d'affari di Giovanni Tamburi. Un anno fa, Asset Italia ha investito 120 milioni di euro in un aumento di capitale che l'ha incoronata maggiore azionista singolo di Alpitour con il 32,6 per cento. Insieme agli altri soci forti del tour operator, l'imprenditore, filantropo, ex fisico del Mit di Boston Ruben Levi con il suo 13,5 per cento, e il presidente e amministratore delegato di Alpitour Gabriele Burgio con il 3,4, già oggi potrebbe formare un muro di sbarramento difficile da scalfire. Giovanni Tamburi non si è risparmiato: "Siamo in presenza di un ottimo top management" ha detto. E c'è chi scommette che sia pronto a subentrare a Wisee Hirsch per poi portare Alpitour in Borsa nel 2019.

(Articolo pubblicato sul n° 18 di Panorama in edicola dal 19 aprile 2018 con il titolo "Mani forti sul leader delle vacanze")

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