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Alitalia: le conseguenze del No al referendum

Il cda ha chiesto la procedura di commissariamento al Ministero dello Sviluppo Economico. Tre le strade: vendita, nuovi azionisti o fallimento

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Ilaria Molinari

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Si chiama commissariamento e può portare o all'amministrazione straordinaria o al fallimento. È la strada obbligata che dovrà percorrere Alitalia dopo la vittoria del "no" al referendum dei lavoratori sul verbale d'intesa relativo al piano industriale raggiunto da sindacati e azienda il 14 aprile scorso.

- LEGGI ANCHE: Cosa prevedevano intesa e piano industriale

Referendum e conseguenze
Il risultato ha lasciato sconcertati tutti: sindacati, governo, azienda. Su un totale di 10.101 votanti, i No sono stati 6.816, pari a oltre il 67%, e i Sì 3.206. Le sigle Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e Ugl Trasporto aereo parlano di una "votazione sofferta", decisa "contro un'azienda che poco ha fatto finora per risollevare le proprie sorti".

Il Presidente della compagnia Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, ha comunque chiuso ogni possibile dubbio su cosa accadrà ora: martedì 25 aprile ha comunicato ufficialmente al Presidente dell'ENAC Vito Riggio la decisione del Consiglio di Amministrazione della compagnia aerea di avviare la procedura per la nomina del Commissario.

L'ente nazionale per l'aviazione civile "ha preso atto che, al momento, esistono le condizioni per il mantenimento della piena operatività di Alitalia, su cui l'Ente continuerà a mantenere la propria vigilanza istituzionale in base alla normativa europea vigente"

Cosa accadrà ora
Il Cda ha dunque deciso di portare Alitalia verso l'amministrazione straordinaria (la seconda dopo quella del 2008). Solo dopo l'assemblea dei soci, entro il 2 maggio, tutti gli attori saranno di nuovo chiamati attorno al tavolo al Mise per fare un punto sull'esito del referendum compreso James Hogan, presidente e amministratore delegato di Etihad e vicepresidente di Alitalia, che ha precisato il "supporto" del secondo azionista della compagnia alla decisione di avviare la procedura commissariale. 

Le tre strade: vendita, nuovi investitori, fallimento
Dunque il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà procedere con la nomina di uno o più commissari, il cui compito è predisporre un nuovo piano industriale, trovando eventualmente un acquirente per la vendita o nuovi investitori.

Se entro 6 mesi tutto ciò non dovesse avvenire, il commissario non avrebbe altra scelta che chiedere il fallimento, facendo scattare così la procedura di liquidazione.

Altre strade non ce ne sono, hanno ribadito sia il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sia quello dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha spiegato anche come il governo sia pronto a negoziare con Bruxelles un "prestito ponte", sempre per un periodo limitato, che consenta alla gestione commissariale di presentare un nuovo piano in attesa appunto di vendere la compagnia intera o con lo spezzatino dei diversi asset.

Come funziona l'amministrazione straordinaria
L'amministrazione straordinaria delle imprese insolventi con almeno 500 dipendenti e 300 milioni di debiti, è una procedura introdotta nel nostro ordinamento a seguito del crack della Parmalat.

Ecco come funziona:

  • L'ammissione all'amministrazione straordinaria speciale è disposta direttamente dal ministero dello Sviluppo economico su richiesta del Cda dell'azienda.
  • Con il decreto di apertura, il debitore viene immediatamente spossessato nella gestione dell'impresa che viene assunta dal commissario straordinario che ha amplissimi poteri di gestione. Lo scopo è disciplinarne il dissesto, tentando la ristrutturazione economico-finanziaria.
  • Il commissario ha il compito di predisporre entro 180 giorni un programma di ristrutturazione, di esercitare le azioni revocatorie contro gli atti dannosi per i creditori compiuti dall'imprenditore prima di essere ammesso alla procedura, proporre ai creditori un concordato come strumento per la chiusura della procedura.
  • Il ministro può rigettare o autorizzare l'attuazione del programma. Nel primo caso il commissario può convertire il programma di ristrutturazione in uno di cessione di beni aziendali (purchè sia proposto entro 60 giorni e attuabile in due anni). Altrimenti la procedura si converte automaticamente in fallimento. Se invece il ministro dà l'autorizzazione la procedura prosegue, secondo quanto previsto dal programma.



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