Economia

Anche l'Istat rivede al ribasso il pil italiano

I dati del 2015 più bassi dello 0,1% al +0,7%. Migliori invece (da -0,3% a +0,1%) quelli del 2014. Renzi: "La strada è lunga ma ce la possiamo fare"

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Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dopo le sentenze peggiorative sull'economia mondiale, europea e (anche) italiana arrivate dall'OCSE solo due giorni fa, anche l'Istat oggi rivede al ribasso le stime del 
Pil: nel 2015 è cresciuto dello 0,7% e non dello 0,8% come
 precedentemente previsto a marzo.

In sede di consuntivo, però,
 l'istituto di statistica ha invece alzato la crescita 
per il 2014: il Pil in volume è cresciuto dello 0,1%, che significa un +0,4% di rialzo rispetto a quanto indicato in passato, ovvero un prodotto interno lordo in calo dello 0,3%.

È stato 
invece confermato il dato sull'indebitamento netto delle
 amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil che si attesta nel
 2015 al -2,6% (-3% nel 2014), con un valore invariato rispetto
 alla stima pubblicata a marzo. Invece, è stato rivisto al
 ribasso, sulla base dei dati della Banca d'Italia, la stima del
 rapporto debito/Pil al 132,2% nel 2015 dal 131,8% del 2014. Ad 
aprile l'Istat nei dati trasmessi alla Commissione europea 
indicava una stima del 132,7%.

Renzi: "ce la possiamo fare"

"La strada è ancora davvero molto lunga eppure ce la possiamo fare", ha commentato il premier, Matteo Renzi. "Come Paese potremo ingranare la marcia giusta se tutti insieme andiamo nella stessa direzione. Smettiamola con le polemiche politiche su cose che non servono. Venti mesi fa le cose stavano un po' peggio per l'Italia, - ha ricordato - il segno era meno: oggi non siamo soddisfatti o contenti, ma il segno è diventato piu', sul pil e sull'occupazione".

Questo, ha sottolineato Renzi, ricordando la sua visita nel bolognese di 20 mesi fa, "non grazie al governo ma a chi crede e investe su questo Paese". Oggi, ha concluso il premier, "l'Italia è grande potenza mondiale, siamo al settimo posto e puntiamo al sesto, ma l'importante è che ci sia la consapevolezza che
abbiamo una forza straordinaria".

Il giudizio positivo del Governo

Tali dati vanno giudicati
 positivamente dal Governo: "La revisione del Pil per il 2014
 effettuata dall'Istat dimostra che il Paese sta crescendo da 
tre anni ininterrottamente", sottolineano fonti del ministero
 dell'Economia aggiungendo che "il primo anno di segno + coincide con l'insediamento del governo Renzi".

Evidentemente, 
proseguono le stesse fonti, "le politiche economiche avviate
 dal governo vanno nella giusta direzione e devono essere 
proseguite. Il risultato del 2014 induce a ritenere che le
 misure di sostegno alla domanda hanno avuto effetti già dal
primo anno. Il ritmo della ripresa non è ancora soddisfacente
 e bisogna proseguire lungo questa strada per intensificarlo".

Il crollo degli investimenti esteri

E oggi, da uno studio dell'Unctad, la Conferenza dell'Onu
su commercio e sviluppo relativo all'andamento dell'economia 
mondiale, è emerso inoltre che gli investimenti in Italia dal
 2007 al 2016 sono crollati di oltre cinque punti. Nel primo 
trimestre 2007 in Italia si fecero investimenti pari al 22% del
 pil. Nel primo trimestre 2016 gli investimenti sono stati pari 
al 16,5% del pil. Il crollo è più marcato dal 2011 in poi:
 nel primo trimestre 2007 gli investimenti furono pari al 22%
 del pil, nel primo trimestre 2008 al 21,5%, nel primo trimestre
 2009 al 20%, nel primo trimestre 2010 al 20%, nel primo 
trimestre 2011 al 19,5%, nel primo trimestre 2012 al 18,5%, nel
 terzo trimestre 2012 al 18%, nel primo trimestre 2013 al 17,5%, 
nel terzo trimestre 2013 al 17%, dal primo trimestre 2014 al
 primo trimestre 2016 la quota di investimenti si è stabilizzata intorno al 16,5% del pil.

Le reazioni

Un'analisi pacata dei numeri è quella fatta da Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato. "Provengono da fonti istituzionali informazioni di segno contraddittorio sullo stato della nostra economia. L'Istat "aggiusta" il Pil del 2014 di ben 4 decimali trasformando la recessione in crescita e allo stesso tempo, nonostante il positivo effetto di trascinamento, ridimensiona il Pil del 2015. Nello stesso giorno l'Unctad descrive il crollo degli investimenti in Italia nel corso dell'ultimo decennio che arriva a ben 5 punti e mezzo in rapporto al Pil. Confidando nella affidabilità della statistica istituzionale perchè il contrario sarebbe cosa gravissima la politica tutta ha il dovere di analizzare pazientemente le informazioni per verificare l'efficacia delle politiche praticate e così decidere quelle che devono rendere la prossima legge di stabilità utile alla crescita".

Diversa la posizione dei sindacati. "I dati sul Pil resi noti, oggi, dall'Istat, anche alla luce di quelli diffusi l'altro ieri dall'Ocse, dimostrano che i livelli di crescita sono ancora insufficienti. Fa bene, dunque, il nostro Governo - ed era ora - a opporsi alla politica di austerità che ha caratterizzato in questi anni l'Unione europea e a guardare con più attenzione alle politiche attuate da Obama". Così il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, in una nota in cui invita l'Esecutivo a intervenire anche sul lato dell'offerta, della domanda e della rivaluzione delle pensioni.

"La situazione è nota" taglia corto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. "Siamo in una fase di stagnazione e dell'azione. Facciamo molta fatica a determinare una coerenza nella ripresa e nella crescita. La ragione di tutto questo - ha aggiunto - è la disoccupazione e l'impoverimento che rendono molto complicata la ripartenza dei consumi interni".

Immediato l'attacco di Forza Italia che attraverso il presidente dei deputati Renato Brunetta, in una nota avverte: "Il presidente del Consiglio italiano smetta di chiacchierare e fare promesse agli elettori per comprarsi il voto al referendum e faccia una Legge di bilancio che rispetti le regole europee altrimenti sarà rispedita al mittente. Significa che il prossimo mese servirà una manovra da 30-40 miliardi per rimettere in sesto le casse pubbliche. L'Europa non consentirà più di fare deficit spending per soddisfare la brama di potere di Renzi, né sopporta più il debito pubblico troppo alto o tagli di spesa finti".

"Vorrei invitare tutti a confrontarsi sul Pil del 2017 piuttosto che commentare dati relativi al 2013 o al 2014, cosa che vedo fare a miei colleghi e che trovo ridicola, fuori luogo" ha invece dichiarato il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd).

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