Ebola e le conseguenze economiche per l'Africa

Agricoltura, industria, commercio e turismo in ginocchio negli stati colpiti dall'epidemia

– Credits: John Moore/Getty Images

Claudia Astarita

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Mentre si registrano quotidianamente nuovi focolai e la sperimentazione di possibili cure in tempi così brevi non riesce a dare buoni risultati, i confini dell'epidemia di Ebola continuano ad allargarsi e le stime sulle vittime del virus diventano ogni giorno meno affidabili. A metà agosto si era parlato di 1.975 casi e 1.069 successivi decessi. Due settimane dopo siamo arrivati a 3.069 casi e 1552 morti, ma gli esperti in Liberia, Guinea e Sierra Leone sono convinti che il numero reale dei malati potrebbe essere doppio o addirittura quadruplo, e anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che i contagiati potrebbero presto superare le 20mila unità. Con un tasso di mortalità al 52 per cento sarebbe una tragedia. Negli ultimi giorni anche Peter Piot, lo scienziato che nel 1976 individuò per la prima volta il virus, ha manifestato la propria preoccupazione per una situazione che rischia ormai di sfuggire di mano a tutti. E mentre il contagio si estende a Nigeria, Congo e Senegal, c'è chi inizia a contare anche i danni economici di questa tragedia. 

In Sierra Leone l'agricoltura è già in ginocchio. Chi non muore scappa laddove l'epidemia sembra non essere ancora arrivata, e i campi vengono abbandonati in quella che, invece, dovrebbe essere la stagione della semina. Considerando che nel paese il 66 per cento della forza lavoro è assorbita dal settore primario, se non verrà trovata in fretta una soluzione la Sierra Leone si ritroverà presto senza risorse, i beni alimentari inizieranno a scarseggiare, i prezzi di quelli rimasti saliranno alle stelle, e i profitti derivanti dalle esportazioni potrebbero essere annullati.

Relativamente a Guinea e Liberia, la Banca Mondiale ha ridotto di un punto le previsioni di crescita per il 2014, portandole a un ben poco entusiasmante 3,5 per cento. Del resto, sempre più stranieri stanno scappando dagli stati africani colpiti da Ebola. Il timore di essere contagiati è diventato per tanti una vera e propria fobia, che per quanto giustificata possa essere ha come principale conseguenza quella di congelare i progetti di sviluppo già avviati nella zona. ArcelorMittal, Vale, Rio Tinto e London Mining hanno chiuso gli impianti, rimpatriato il personale straniero e congedato quello locale. Se si pensa che la produzione economica della Guinea è cresciuta del 20 per cento lo scorso anno e che le attività estrattive hanno contribuito a questo incremento per un 14,5 per cento, è chiaro che l'impatto di queste chiusure temporanee sarà fatale per l'economia nazionale.

Anche l'impatto sui redditi generati dal turismo è tragico. Gli alberghi sono vuoti, e la prospettiva che lo rimangano a lungo ha innescato una serie di licenziamenti a catena. Come se non bastasse, è realistico immaginare che anche quanto Ebola sarà stato sconfitto la paura di imbattersi in un possibile nuovo focolaio manterrà bassissimi i redditi legati al turismo, anche nei paesi che riusciranno a evitare il contagio. La chiusura delle frontiere e la sospensione dei voli, infine, ha avuto un impatto molto negativo sulla bilancia commerciale, e a prescindere dall'opinione degli esperti si corre il rischio di un embargo psicologico nei confronti delle merci provenienti dall'Africa, soprattutto per quel che riguarda il settore alimentare, nel terrore che il virus possa essere trasmesso anche in questo modo. Gli osservatori internazionali ammettono di essere sempre più preoccupati dall'eventualità che l'emergenza sanitaria che ha colpito il continente lo costringa a fare numerosi passi indietro dal punto di vista dello svilupo per una contrazione netta e di lungo periodo degli investimenti e delle risorse provenienti dall'estero, alla base dell'espansione che lo ha caratterizzato negli ultimi anni.  

 
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